L’economia italiana dimostra una solida tenuta di fronte alle tensioni geopolitiche e al caro energia. A seguito dell’incremento dello 0,9% registrato dal Prodotto Interno Lordo nella prima metà dell’anno, l’agenzia Moody’s ha rivisto al rialzo le stime di crescita dell’Italia per il 2026, portandole allo 0,8%.
La valutazione emerge dal periodico aggiornamento dell’agenzia, che per il momento ha scelto di non modificare il giudizio sul merito di credito nazionale, precisando nella nota ufficiale che il report non preannuncia né anticipa imminenti azioni sul rating.
Sul fronte dei conti pubblici, il quadro tracciato dagli esperti ipotizza un progressivo consolidamento fiscale: il rapporto deficit/Pil è stimato al 3% per il 2026 e in ulteriore discesa al 2,9% nel 2027, dopo il 3,1% rilevato nel 2025. Per quanto riguarda il debito pubblico, Moody’s prospetta una fase di stabilizzazione al 138% del Pil nel biennio 2026-2027, propedeutica all’avvio di un graduale percorso di rientro.
La valutazione di Moody’s si inserisce nel calendario delle revisioni da parte delle principali agenzie internazionali. Lo scorso 11 settembre è stata Fitch a riaffermare il rating a BBB+ con outlook stabile, mentre il 16 ottobre toccherà a Dbrs e il 13 novembre sarà il turno di Standard & Poor’s.
A novembre 2025 Moody’s aveva alzato il giudizio sul debito italiano a Baa2 da Baa3 con outlook stabile. Una promozione quasi storica, considerato che erano 23 anni che l’agenzia non alzava il proprio giudizio: l’ultimo upgrade risaliva infatti al maggio 2002, quando l’agenzia americana portò il giudizio sul debito sovrano italiano da Aa3 ad Aa2.
Da quel momento in poi, l’Italia ha affrontato oltre due decenni caratterizzati esclusivamente da conferme o declassamenti – fino a toccare il gradino più basso dell’investment grade a Baa3 nel 2018, anno del governo gialloverde e del braccio di ferro con Bruxelles e con i mercati sui conti pubblici – prima della storica inversione di rotta dello scorso anno.
In quell’occasione, era il 21 novembre del 2025, Moody’s giustificò l’upgrade con “il percorso coerente di stabilità politica e di continuità nelle politiche economiche, elementi che rafforzano l’efficacia delle riforme, degli investimenti e degli interventi fiscali previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.










