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Home » NATO, la guerra ibrida e il nodo delle regole d’ingaggio
Politica

NATO, la guerra ibrida e il nodo delle regole d’ingaggio

Sala StampaDi Sala StampaDicembre 2, 20253 min di lettura
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NATO, la guerra ibrida e il nodo delle regole d’ingaggio

Il dibattito all’interno della NATO, come evidenziato dalle parole dell’ammiraglio Cavo Dragone, è centrato sulla necessità di adattare i meccanismi di difesa dell’Alleanza alla natura sfuggente della cosiddetta “guerra ibrida” russa. Il contesto militare cambia rapidamente, sostiene in sostanza il presidente del comitato militare del Patto atlantico, quindi vanno riviste le regole d’ingaggio (in inglese, ROE o Rules of Engagement). 

L’argomento è spinoso e le conclusioni quantomeno provocatorie, poiché l’Alleanza Atlantica è un’organizzazione difensiva. Le attuali dottrine e le ROE sono progettate per la legittima difesa (individuale o collettiva, ai sensi dell’Articolo 5 del Trattato di Washington), il che generalmente significa che l’uso della forza è una risposta a un attacco in corso o imminente.
 

La sfida asimmetrica della guerra ibrida

La “guerra ibrida” rappresenta una strategia di conflitto nella quale l’avversario combina l’uso di mezzi militari convenzionali con tattiche non militari, mirando a destabilizzare una nazione o un’alleanza senza innescare una guerra aperta. Questo tipo di scontro si manifesta attraverso attacchi informatici mirati contro le infrastrutture critiche, con campagne di disinformazione e propaganda volte a minare la coesione sociale e la fiducia nei governi oltre ad azioni di sabotaggio condotte da “attori proxy”.

Nel contesto dei cyber attacchi, un attore proxy è un individuo o un gruppo che, spesso supportato da uno Stato o da un’organizzazione più potente, agisce come intermediario per operazioni offensive su larga scala. Questo permette all’attore principale di mantenere l’anonimato, mentre il proxy esegue materialmente gli attacchi, sfruttando ad esempio risorse logistiche, tecniche e di intelligence fornite dal mandante.  

Per la NATO, che è un’alleanza difensiva fondata su chiari principi normativi, la difficoltà sta nel rispondere a queste minacce “grigie” con i tradizionali strumenti e quadri normativi concepiti per un conflitto su vasta scala.

Il conte Carlo Sforza firma lo statuto del Patto Atlantico per l’ Italia il 4 aprile 1949. Il Patto entrò in vigore il 24 agosto dello stesso anno (web)

02/12/2025

Verso l’armonizzazione delle regole d’ingaggio contro le cyber-minacce

Le regole d’ingaggio sono le direttive che stabiliscono quando e come le forze armate possono ricorrere all’uso della forza. 

Queste regole, che variano leggermente tra i Paesi membri, sono al centro della proposta avanzata dal generale USA Alexus Grynkewich, il quale sostiene la loro armonizzazione per la missione sul fianco orientale (“Sentinella dell’Est”). 

Da un punto di vista strettamente militare, l’urgenza di questa standardizzazione nasce dalla necessità di garantire una risposta rapida e uniforme di fronte a incidenti che si sviluppano in tempi brevissimi, come la violazione dello spazio aereo. 

Attualmente, le procedure possono richiedere la consultazione con le capitali alleate prima di poter intercettare o abbattere un oggetto, ritardo che la guerra ibrida non consente. L’obiettivo è dunque quello di delegare maggiore autorità decisionale ai comandanti sul campo, permettendo loro di agire immediatamente per la difesa, pur mantenendo il rigoroso rispetto dei principi legali dell’Alleanza.

La valutazione di una postura più “proattiva” riflette la crescente consapevolezza che la reattività passiva non è sufficiente a contenere una minaccia che opera al di sotto della soglia di conflitto esplicito. La vera sfida per la NATO rimane trovare un equilibrio tra l’efficacia operativa nel dominio cibernetico e il mantenimento di standard etici e giurisdizionali, che Cavo Dragone ha riconosciuto essere più stringenti rispetto a quelli della controparte russa.

Poi, naturalmente, c’è un punto di vista politico che prescinde da queste valutazioni dei comandi militari: può tenerle in considerazione, ma le decisioni strategiche restano in capo ai decisori politici della Nato, cioè ai capi di Stato e di governo dei Paesi che ne fanno parte.

cyber security

cyber security ((Pixabay))

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