Il decreto trasmesso dal ministro Crosetto alle Camere
Fin qui il confronto politico in atto. Sullo sfondo, l’iter parlamentare che, spiega un dossier elaborato dagli uffici di Senato e Camera, è partito il 19 febbraio, quando il ministro della Difesa ha trasmesso alle Camere lo schema di decreto interministeriale concernente la cessione, a titolo gratuito, di “Nave Garibaldi” a favore della Marina Militare della Repubblica d’Indonesia. Il provvedimento è stato assegnato, alla Camera, alle Commissioni riunite Affari esteri e Difesa e, al Senato, alla Commissione Affari esteri e Difesa. Le Commissioni avrebbero dovuto esprimere il relativo parere entro il 16 marzo, ma così non sarà. Al decreto è allegata una relazione redatta dal IV Reparto – Logistica e Infrastrutture dello Stato maggiore della Difesa (datata febbraio 2026), con informazioni di dettaglio sia in relazione al contenuto della cessione sia, più in generale, alla situazione interna dell’Indonesia. Sotto il primo aspetto, nel documento il Governo spiega che la cessione «ha lo scopo di rafforzare la collaborazione e la cooperazione tra le Forze Armate italiane e le Forze Armate indonesiane, si inquadra nell’ambito del sostegno alle istituzioni del citato Paese. Lo scambio di materiali nell’ambito della Difesa contribuisce ad accrescere l’interoperabilità tra i rispettivi dispositivi e, peraltro, rappresenta una premessa indispensabile nell’ottica di un desiderio condiviso di operare congiuntamente e sinergicamente nelle varie situazioni di crisi (in via sia bilaterale sia multilaterale)».
Gli elementi che secondo il Governo giustificano la cessione
Nel documento il Governo spiega che in questo caso sussistono i requisiti giuridici necessari per la formalizzazione della cessione. Ne indica alcuni. Il primo: la Repubblica d’Indonesia rientra tra i Paesi in via di sviluppo come stabilito dal Development Assistance Committee of the Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD). Il secondo: l’Unione Europea e la Repubblica d’Indonesia hanno firmato un “Accordo quadro di partenariato globale e cooperazione”, sottoscritto a Giacarta il 9 novembre 2009 e ratificato dall’Italia nel 2011. L’Accordo prevede il rafforzamento del dialogo politico e della cooperazione bilaterale e multilaterale in un’ampia gamma di settori di reciproco interesse, tra i quali la sicurezza. La relazione dell’esecutivo ricorda ancora che che le parti, a partire dal 2021, hanno avviato interlocuzioni di carattere generale, nell’ambito delle quali la Repubblica d’Indonesia ha rappresentato la volontà di ricevere unità navali dismesse, allo scopo di promuovere la valorizzazione di assetti navali non più in servizio, successivamente individuati nella Nave Garibaldi. Viene anche messo in evidenza che“Nave Garibaldi” è stata posta nella posizione amministrativa di Riserva dal 31 dicembre 2024, in ragione del raggiungimento del termine del ciclo di vita operativo e della sopravvenuta obsolescenza tecnico-operativa. Infine, la relazione riporta che Nave Garibaldi è stata progettata e realizzata quale unità portaeromobili a spiccata connotazione difensiva, destinata a funzioni di comando e controllo, sicurezza aeronavale e supporto a operazioni multinazionali di gestione delle crisi.
Il valore dell’operazione e le previsioni di risparmio
Nel documento viene chiarito che la cessione a titolo gratuito dell’unità navale, per un valore complessivo stimato in oltre 54 milioni di euro (54.022.426,67), non comporta oneri aggiuntivi a carico del bilancio dello Stato, in quanto non determina nuovi impegni di spesa per la Difesa. Viene inoltre ricordato che la cessione consente di evitare i costi di mantenimento attualmente sostenuti dalla Marina Militare, che per il 2025 sono stati quantificati in circa 5 milioni di euro (principalmente riconducibili a consumi di energia elettrica, servizi di vigilanza, sicurezza e attività minime necessarie a garantire la vivibilità e l’integrità della piattaforma). La relazione prende anche in esame ipotesi alternative: se l’unità non fosse ceduta, la Marina Militare dovrebbe avviare la procedura di alienazione finalizzata alla successiva demolizione. Questo iter avrebbe una durata stimata non inferiore a 24 mesi e comporterebbe costi complessivi quantificabili in circa 18,7 milioni di euro.
Un curriculum con oltre 40 anni di servizio
L’incrociatore portaeromobili Giuseppe Garibaldi, prima unità di questo genere della Marina Militare italiana, è stata costruita nei Cantieri Navali di Monfalcone, dove è stata varata il 4 giugno 1983 ed è entrata in servizio nel 1985. A partire dal 2014, è stata posta alle dipendenze del Comando del Terzo Gruppo Navale, di stanza nella base di Brindisi. Ha svolto negli anni un ruolo di primo piano in tutte le principali missioni internazionali che hanno visto impegnata la Marina Militare. La prima a cui ha preso parte è stata l’operazione “Restore Hope” in Somalia, dal 18 febbraio al 5 aprile del 1994, in supporto alle operazioni anfibie per il rientro del contingente italiano. Sempre in Somalia, dal gennaio al marzo del 1995, l’unità ha fatto parte dalla Task Force Unosom in supporto al contingente Onu. Nell’ambito dell’operazione Dinak, quando l’Italia ha fornito un supporto operativo e logistico alle operazioni alleate per la risoluzione della crisi jugoslava, Nave Garibaldi è stata impiegata nell’Adriatico dal 26 aprile al 17 giugno 1999. Dal novembre 2001 al marzo 2002 ha partecipato come portaerei e sede di Comando all’operazione Enduring Freedom, restando continuativamente in mare per 87 giorni senza scali tecnici e percorrendo circa 20000 miglia. Per tutto il periodo, è stata impiegata come mezzo navale per le attività di controllo, intercettazione e interdizione in mare, e come piattaforma di lancio per i velivoli AV8B+ che, insieme ad altri assetti aerei della coalizione, hanno effettuato missioni di supporto e interdizione aerea sul territorio afghano.
Nell’estate del 2006 la Marina Militare è intervenuta nella crisi in Libano, in un primo momento con l’operazione Mimosa e successivamente con l’operazione Leonte di cui, dal 29 agosto al 19 ottobre, Nave Garibaldi è stata sede di Comando. In questo periodo l’attività del gruppo aereo imbarcato ha contribuito al controllo del traffico mercantile in transito verso le coste libanesi, mentre l’attività della forza navale è stata incentrata sullo sbarco anfibio nel Libano meridionale per l’introduzione di un contingente interforze di circa 1000 militari dell’allora Reggimento San Marco, dei Lagunari e delle Forze Speciali. Nel marzo 2011, nell’ambito della crisi libica, Nave Garibaldi ha fornito supporto alle attività internazionali nell’operazione Odissey Dawn. Successivamente, dal 26 marzo al 26 luglio, ha preso parte all’operazione Unified Protector, di cui per circa due mesi è stata anche la sede di Comando. L’attività condotta dagli assetti navali e aerei della coalizione, in ottemperanza alle risoluzioni 1970 e 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, è stata finalizzata a garantire il rispetto dell’embargo del traffico di armi via mare e l’implementazione della No-Fly Zone nei confronti della Libia. Nel biennio che ha preceduto la sosta lavori presso l’arsenale militare marittimo di Taranto, iniziata nell’ottobre 2013 e terminata nell’ottobre 2014, ha partecipato a tutte le attività addestrative avanzate Mare Aperto – Amphex in qualità di Flagship del Comando delle Forze d’Altura.











