Entra nel vivo la messa in sicurezza di Niscemi, dopo la frana che la ha duramente colpita a gennaio. Ieri il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare, Nello Musumeci, ha firmato i decreti per l’attuazione dei due programmi, rispettivamente per la demolizione e delocalizzazione e per la prevenzione strutturale e riduzione del rischio idraulico e idrogeologico, deliberati venerdì dal Consiglio dei ministri. Sul piatto ci sono i 150 milioni stanziati per la città siciliana dal Dl 25/2026.
I provvedimenti attuativi spettano a Ciciliano
I piani sono stati predisposti dal capo della Protezione civile Fabio Ciciliano in qualità di commissario straordinaria per l’area, d’intesa con la Regione Siciliana e sentito il sindaco. Spetta a Ciciliano varare ora i provvedimenti attuativi, con l’indicazione dei Codici unici di progetto e un preciso cronoprogramma procedurale e finanziario da comunicare sia alla Protezione civile sia alla Ragioneria generale dello Stato.
Delocalizzazione, contributi per 53 milioni
Il primo programma individua la zona rossa, distinta in due aree (una fino a 50 metri dalla frana e l’altra tra 50 e 100 metri), e gli edifici coinvolti, fornendo una stima preliminare dei costi. «Circa 22 milioni per le demolizioni nella fascia di sicurezza di 50 metri – spiega Musumeci – e circa 53 milioni per i contributi di delocalizzazione. Gli immobili nella fascia di sicurezza sono 278».
Acquisto o ristrutturazione
A fronte dei contributi, le strade sono tre: si potrà acquistare un’unità immobiliare già esistente nel Comune di Niscemi o, in mancanza, nei Comuni limitrofi; oppure un’area edificabile per realizzare una nuova abitazione in una zona idonea nel Comune di Niscemi o, in mancanza, nei Comuni limitrofi; oppure ancora ristrutturare e rendere abitabili ulteriori immobili sempre a Niscemi o nei Comuni limitrofi che siano però già nelle disponibilità dei beneficiari.
Gli immobili esclusi
Sono ammessi al programma gli immobili destinati ad uso abitativo e commerciale, quelli oggetto di ordinanza di sgombero o inagibilità e quelli situati in aree per cui sia stata accertata l’incompatibilità con la ricostruzione. Sono esclusi dai contributi quelli privi di legittimità urbanistica, gli edifici diroccati o in evidente stato di degrado strutturale, quelli realizzati in violazione della normativa edilizia non sanata. Se il beneficiario ha già percepito per l’immobile un indennizzo assicurativo o un contributo pubblico per analoghe finalità può ricevere solo la differenza tra quanto avrebbe titolo a percepire e quanto ha già incassato in passato.











