«Dovremo dare risposte all’emergenza abitativa del Paese senza consumare nuovo suolo. Abbiamo quegli spazi, che qualcuno definisce “buchi neri”, che dobbiamo ricucire e risanare, e anche in questo caso la progettazione è centrale per trovare lo spazio finanziario corretto per realizzare queste operazioni». Sono le parole del presidente dell’Oice, Giorgio Lupoi, in apertura del convegno annuale dell’associazione delle organizzazioni delle società di ingegneria e architettura.
Un evento che quest’anno, oltre a temi come le infrastrutture e le grandi opere, ha dedicato un ampio passaggio proprio al Piano casa. Un Piano che solleva diversi interrogativi nell’associazione, a partire dalle risorse, che rischiano di essere poche per tutti gli interventi programmati, e dalla certezza delle regole: a margine del programma per il contrasto all’emergenza abitativa, infatti, resta ancora da affrontare la questione della legge per la rigenerazione urbana.
Le voci
L’incontro ha messo insieme player pubblici e privati, evidenziando come l’ingegneria e l’architettura siano e debbano sempre essere centrali per la riuscita e la qualità degli interventi che possono cambiare il Paese. Proprio del Piano casa, nel corso della giornata, ha parlato la presidente Ance, Federica Brancaccio: «Il Piano casa – ha detto – è un’opportunità per rispondere a un’emergenza sociale e la progettazione può e deve svolgere un ruolo determinante per concretizzare gli interventi. Ma se vogliamo che questa risposta emergenziale diventi una politica strutturale di trasformazione delle città dobbiamo considerare la questione abitativa come parte integrante di una strategia più ampia. Quindi, accanto all’offerta di più alloggi bisogna puntare sulla rigenerazione del patrimonio costruito e valorizzazione del patrimonio pubblico inutilizzato».
Stefano Scalera, ad di Invimit Sgr, ha parlato invece del secondo pilastro del Piano: «Nasce – ha detto – dall’esigenza di accelerare l’utilizzo dei fondi già individuati per l’housing. Cruciale, in tal senso, è il ruolo delle Regioni e degli enti territoriali». Sia le Regioni sia gli enti, infatti, «possono mettere a disposizione due fattori decisivi: i propri immobili e le proprie competenze amministrative».
Qualora, infatti, in un dato territorio «non fossero presenti immobili pubblici adatti o sufficienti a essere trasformati per le finalità di housing sociale – ha continuato l’ad – potrebbe darsi, invece, che ci siano asset privati con tali caratteristiche. In questo secondo caso, i progetti che riguardano beni di natura privata devono essere promossi dall’ente pubblico, attraverso il riconoscimento della rilevanza nel risolvere un problema pubblico».











