Uno “scudo” penale allargato, e non solo per gli agenti di polizia, come si pensava all’inizio. In vista del Consiglio dei ministri di mercoledì pomeriggio, prendono forma le misure di sicurezza in arrivo nel decreto, che, insieme al disegno di legge, va a formare il cosiddetto “pacchetto sicurezza” di cui parla – da settimane – il governo.
Le riunioni sono state diverse dopo gli scontri avvenuto durante il corteo pro Askatasuna a Torino, tra tutte quella convocata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni lunedì mattina. Si parla di conferme, come la stretta sui coltelli, o possibili ritocchi, come quelle sul lo “scudo” penale.
Cosa è lo scudo penale
Si tratta di un provvedimento che prevede la non iscrizione nel registro degli indagati in presenza di «cause di giustificazione» in caso di reati. La misura è pensata per gli agenti che, quindi, non verrebbero iscritti automaticamente tra gli indagati quando agiscono nell’adempimento del dovere o nell’uso legittimo delle armi.
L’ipotesi – come in una proposta di legge di Fratelli d’Italia- è che, quando viene commesso un reato ed è ravvisabile una causa di giustificazione, il pm entro 7 giorni deve svolgere accertamenti preliminari prima di procedere, se strettamente necessaria, all’iscrizione.
Gli esempi sono presenti nella bozza del decreto e sono «legittima difesa, adempimento di un dovere, uso legittimo delle armi o stato di necessità». Il pm, si legge, agisce «disciplinando l’attività di indagine in presenza delle suddette scriminanti. Sono assicurate le garanzie difensive oggi conseguenti all’iscrizione nel predetto registro».








-U77670210527ohp-1440x752@IlSole24Ore-Web.jpg?r=1170x507)
