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Home » I cacciatori contro il divieto di consumo di carne equina: il cavallo non è un animale da affezione
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I cacciatori contro il divieto di consumo di carne equina: il cavallo non è un animale da affezione

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 20, 20263 min di lettura
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I cacciatori contro il divieto di consumo di carne equina: il cavallo non è un animale da affezione

Giù le mani dal cavallo, almeno per come l’abbiamo sempre conosciuto. A scendere in campo contro la proposta di legge “Norme per la tutela degli equini e il loro riconoscimento come animali da affezione” presentata da Michela Vittoria Brambilla (Noi Moderati) e presidente della Lidaa (Lega italiana difesa animali e ambiente) è il presidente di Federcaccia, Massimo Buconi. Una norma – spiegano a Federcaccia – che, se approvata, equiparerebbe cavalli, asini e muli e cani e gatti, vietandone di fatto l’uso produttivo e il consumo alimentare.

“Dopo il coniglio è adesso il cavallo a essere portato all’attenzione degli italiani come nuovo animale da affezione – ha commentato il presidente di Federcaccia, Massimo Buconi – proibendone e sanzionandone il consumo. Il metodo è il consueto: fare leva sull’emotività per sferrare l’ennesimo attacco alla ruralità e alle sue tradizioni”.

Federcaccia ha deciso di intervenire nel dibattito nonostante il cavallo non sia notoriamente una specie cacciabile e quindi non rientri direttamente negli interessi venatori. Il nostro intervento – aggiungono a Federcaccia – è a difesa di un ecosistema rurale integrato. Il cavallo è il fulcro di un patrimonio storico e folkloristico inestimabile, che va dalle grandi manifestazioni popolari come il Palio di Siena – non a caso da sempre sotto attacco degli animalisti – alle tradizioni gastronomiche locali che caratterizzano intere regioni d’Italia, dalla Lombardia, al Veneto alla Puglia. Trasformare per legge il cavallo o uno dei suoi “cugini” in un “membro del salotto di casa” significa recidere il legame millenario tra l’uomo, l’animale e la terra.

Nonostante la proposta di legge preveda facilitazioni per la transizione degli allevamenti verso altre forme di impiego, il danno al settore produttivo appare inevitabile. “Senza la filiera zootecnica e il valore economico legato all’allevamento – sottolinea Buconi – verrebbe meno l’interesse stesso a far nascere e crescere questi animali. Il paradosso è servito: nel nome di una tutela ideologica, il cavallo finirebbe per diventare un animale raro, un bene di lusso (anche nelle campagne e non solo, come già è, nelle città) che pochissimi potrebbero permettersi di mantenere, scomparendo dalle nostre campagne e dal vissuto quotidiano della gente comune. Aprendo perdipiù le porte a un consumo delle sue carni importate da Paesi con standard di sicurezza e attenzione inferiori ai nostri o peggio, clandestine”.

Federcaccia ribadisce quindi che la vera tutela dell’animale passa attraverso la valorizzazione delle filiere controllate e il rispetto delle tradizioni rurali, non attraverso divieti che ignorano la realtà economica e culturale del Paese. “L’auspicio – conclude Buconi – che questa proposta di legge rimanga soltanto l’ennesima forzatura ideologica di una parte che, malgrado le affermazioni propagandistiche, rimane decisamente minoritaria fra gli italiani e i loro rappresentanti parlamentari, non è in questo caso certo una difesa di categoria, ma una chiara e per noi sacrosanta tutela dell’identità rurale e della biodiversità zootecnica italiana”.

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