Chi va in pensione oggi prende l’81,5 sull’ultimo stipendio, chi uscirà nel 2060 il 64,8 per cento. C’è un altro spread di cui si parla molto meno rispetto a quello sui titoli di Stato. È il differenziale nel rapporto tra importo della prima pensione rispetto all’ultima retribuzione. Chi uscirà dal lavoro nel 2060 a 67 anni di età dopo aver iniziato a lavorare nel 2022 subirà un taglio di quasi 17 punti percentuali rispetto a chi è uscito dal lavoro con la stessa età anagrafica nel 2020 dopo aver iniziato nel 1982. I numeri elaborati dal Censis e Confcooperative sono emersi durante il panel «Lavoro e pensioni sulle montagne russe tra opportunità e trappole del futuro» (moderato da Nicola Saldutti del «Corriere della Sera») al Festival dell’Economia di Trento.
Gardini (Confcooperative): ipoteca sul futuro
Cifre su cui il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini ha lanciato l’allarme: «Una vera ipoteca sul futuro che si somma ai salari tra i più bassi d’Europa. È il frutto di dinamiche incrociate che si sono intrecciate e sviluppate negli ultimi 30 anni».
Le disparità di genere
Le sperequazioni non sono solo generazionali ma resta un profondo squilibrio di genere. «Non c’è più – ha fatto notare Alessandra Rinaldi, presidente donne di Confcooperative – un percorso lineare che passa dalla formazione al lavoro e alla pensione. È una linea sempre più frammentata, soprattutto per le donne che oggi guadagnano 8-10 mila euro in meno l’anno rispetto agli uomini. Un gap salariale che nasce prima della retribuzione, perché riguarda il percorso e le opportunità più che lo stipendio. Anche per il carico di cura che ancora oggi è a carico delle donne. Abbiamo il 61% degli occupati donna, il 27% di donne nella governance, che arriva anche al 34% nel caso delle under 35. Dati che testimoniano la capacità della cooperazione di creare opportunità».
La cura dei familiari
«La generazione di oggi – ha spiegato Ilaria Miniutti, Giovani imprenditori di Confcooperative – non sarà in grado in futuro di supportare i propri figli e i propri genitori come in passato, a causa di stipendi più bassi e di maggiore permanenza a lavoro. La cooperazione nasce per dare risposta a un bisogno. Oggi il suo compito è quella di restituire opportunità ai giovani: di avere una maggiore conciliazione tra vita e lavoro, avere un lavoro dignitoso e che permetta di avere fiducia nel futuro».
Le ricadute sull’assistenza
«Nel 2050 avremo 7,7 milioni in meno di lavoratori», ha commentato Andrea Toma del Censis. Il problema degli attuali livelli salariali che porteranno a pensioni ancore più povere rischia poi di produrre ricadute a cascata anche sulla capacità di pagare il lavoro domestico per l’assistenza.


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