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Pensioni, perché il sistema è in equilibrio ma bisogna ridurre gli anticipi

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 14, 20263 min di lettura
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Pensioni, perché il sistema è in equilibrio ma bisogna ridurre gli anticipi

Il numero dei pensionati italiani è tornato a salire: al 2024 sono 16.305.880 (+75.723 rispetto al 2023). L’aumento è dovuto soprattutto alle molteplici vie d’uscita in deroga ai requisiti della riforma Fornero, ma anche alla crescita dei pensionati totalmente o parzialmente assistiti che raggiungono quota 7,17 milioni (+43.170 sul 2023) e rappresentano il 43,99% del totale dei pensionati.

Il rapporto

Sono numeri contenuti nell’ultimo Rapporto del centro studi e ricerche Itinerari Previdenziali, il tredicesimo, presentato nella sala Regina di Montecitorio – alla presenza del presidente della Camera Lorenzo Fontana, del vice premier Antonio Tajani e del Ragioniere generale dello Stato Daria Perrotta-, che evidenzia una crescita della spesa pensionistica nel 2024, quando ha toccato 286,14 miliardi (+18,7 miliardi rispetto al 2023), per effetto sia dell’aumento dei numero di pensionati che della rivalutazione delle pensioni. Ma grazie all’aumento degli occupati che nel 2024 hanno superato stabilmente il picco dei 24milioni e all’incremento delle retribuzioni sono aumentate anche le entrate contributive che ammontano a 260,59 miliardi. Resta negativo, ma migliora il saldo previdenziale che passa dai -30,72 miliardi del 2023 ai -25,55 miliardi di disavanzo dell’ultima rilevazione. Alla luce di questi numeri il presidente di Itinerari previdenziali Alberto Brambilla ha spiegato che il sistema «tutto sommato è in equilibrio», ma «la stabilità futura dipenderà dalla capacità di fronteggiare la più grande transizione demografica di tutti i tempi, tenendo sotto controllo sia l’età pensionabile, sia l’eccessiva commistione tra previdenza e assistenza».

Migliora il rapporto tra attivi e pensionati

In questo scenario migliora il rapporto attivi/pensionati che ha raggiunto quota 1,4758, il miglior dato rilevato nella serie storica della pubblicazione, benché ancora al di sotto di quell’1,5 indicato nelle precedenti edizioni come “soglia di sicurezza”. Per centrare questa soglia secondo il rapporto occorre «ridurre le troppe anticipazioni, aumentare l’occupazione soprattutto di giovani e donne e adattare i contratti alle età anagrafiche introducendo un life cycle lavorativo (indirizzando il lavoratore verso mansioni legate all’età)».

Il deficit

A pesare sul deficit complessivo sono soprattutto gli oltre 46 miliardi della gestione dei dipendenti pubblici, in passivo anche le gestioni artigiani (3,8 miliardi) e coltivatore diretti (quasi 2 miliardi), mentre incidono positivamente sul saldo previdenziale la gestione Flpd (fondo pensione lavoratori dipendenti con un attivo di 11,58 miliardi) i commercianti (saldo positivo di 590 milioni), la gestione separata dei lavoratori parasubordinati (con un saldo positivo di 9,91 miliardi, complice l’istituzione recente del 1996) e le casse privatizzate dei liberi professionisti (saldo positivo per 4,43 miliardi).

Dal rapporto emerge che su 3,58 residenti italiani almeno uno è pensionato, dato elevato se si tiene conto che il picco dell’invecchiamento della nostra popolazione verrà toccato nel 2045. Inoltre ogni pensionato riceve in media 1,411 prestazioni: di fatto, è in pagamento una prestazione ogni 2,561 abitanti, circa «una per famiglia», un valore stabile rispetto alle ultime rilevazioni destinato a salire a una prestazione ogni 2,1 abitanti considerando nel computo anche altre prestazioni come l’Assegno di inclusione e trattamenti assistenziali erogati dagli enti locali.

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