L’informativa alla Camera, dunque, si inserisce in un contesto di attenzione crescente del Ministero dell’Interno verso i segnali di radicalizzazione e verso l’evoluzione delle modalità di piazza, con particolare focus su devastazioni e danneggiamenti.
Piantedosi: «Violenza organizzata» e «strategia eversiva»
Nel passaggio più duro dell’informativa urgente a Montecitorio sugli scontri di Torino durante il corteo pro Askatasuna, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato di «episodi di violenza organizzata contro lo Stato» e contro le Forze dell’ordine, sostenendo che su questi fatti «non ci possono essere ipocrisie, silenzi o ambiguità», ma «una ferma condanna». Il ministro ha aggiunto che, a suo avviso, non si tratta più di modalità controverse di esercizio del diritto di manifestare, bensì di una «sistematica strategia di eversione dell’ordine democratico».
Piantedosi ha poi richiamato la ragione della mobilitazione: la protesta contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna, definito «un’operazione di ripristino della legalità», peraltro «tardiva», e finalizzata – nelle sue parole – alla «restituzione alla pubblica fruizione» di un bene «abusivamente occupato». Un riferimento che lega direttamente i disordini al tema dell’ordine pubblico e alla gestione degli spazi occupati, al centro del confronto politico e istituzionale.
Piantedosi: «Più filtro e prevenzione»
Nel capitolo dedicato alle misure di prevenzione dopo i fatti di Torino del 31 gennaio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato alla Camera che il Viminale sta lavorando «all’introduzione di specifiche misure» per rendere «ancora più efficace l’azione di filtro e prevenzione», citando tra le ipotesi il fermo di polizia per «soggetti potenzialmente pericolosi» di cui siano già conoscibili «intenzioni e attitudini». Secondo il ministro, strumenti simili esistono già in «alcuni ordinamenti europei» senza che vengano letti come un «attentato alla democrazia».
Piantedosi ha inoltre contestato le critiche di chi attribuirebbe gli incidenti a presunti «deficit di prevenzione», sostenendo invece che le violenze sarebbero riconducibili a una «precisa determinazione criminale». Nel ragionamento del ministro, servono anche norme capaci di tutelare «non solo gli agenti vittime di aggressioni, ma anche tutti i cittadini», precisando però che l’obiettivo non sarebbe creare «scudi» o forme di immunità. «Uno Stato» che non protegga la sicurezza dei cittadini e non tuteli adeguatamente le Forze di polizia «verrebbe meno alla sua funzione più importante», ha detto, definendo le Forze dell’ordine «un baluardo della democrazia e della libertà»: «non chiedono immunità», ma – nelle parole del ministro – non devono essere «bersagli mobili della delinquenza» né operare sotto una «costante e sistematica presunzione di colpevolezza».








-U77670210527ohp-1440x752@IlSole24Ore-Web.jpg?r=1170x507)

