L’incendio che nel gennaio del 2024 distrusse lo stabilimento di Cavenago (Monza e Brianza) è ormai solo un brutto ricordo. Anzi ora sembra mettere ancora più in luce la resilienza del modello di business di Planet Farms, che ha saputo ripartire in tempi record accelerando la costruzione dell’impianto di Cirimido (Como) che ora, a poco più di due anni dall’inaugurazione, produce ogni giorno 90mila confezioni di insalate in busta prodotte con un sistema di vertical farming in atmosfera controllata ad altissima tecnologia e automazione, che permette di azzerare il ricorso a pesticidi e fitofarmaci.
Cirimido a massimo regime
«Siamo al massimo della capacità produttiva, anche se le richieste dall’Italia e dall’estero sono molto maggiori. Quando sarà pronto il nuovo stabilimento in Inghilterra (i lavori dovrebbero iniziare a breve per essere completati nella prima metà del 2028, ndr) avremo la possibilità di liberare più produzione per il mercato italiano», dice Luca Travaglini co-founder e co-ceo dell’azienda insieme a Daniele Benatoff. O per altri mercati da “conquistare”. Attualmente infatti Planet Farms esporta circa un terzo della sua produzione, in Uk e nei Paesi del Nord Europa, in Svizzera e Spagna. «La nostra strategia prevede di esportare temporaneamente solo lì dove vogliamo preparare e testare il mercato per poi spostare in loco la produzione. In Inghilterra e Svezia la risposta è stata ottima e più veloce che in Italia, dove comunque stiamo andando molto bene, ora anche con le private label e con il fuori casa» continua Travaglini. Tanto che «il sito di Cavenago sarà ricostruito, ma ora la priorità è l’estero e dopo lo sbarco in Uk, apriremo uno stabilimento in Svezia, a fine 2028, e poi negli Usa».
Il sito di Cirimido è costato 62,5 milioni e simile sarà il costo degli altri siti in programma: dato che fa capire lo sforzo in termini di investimenti, frutto della joint-venture siglata lo scorso anno con Swiss Life per lo sviluppo di impianti indoor all’estero, dotata di un capitale iniziale di circa 200 milioni di euro. Swiss Life si è impegnata a contribuirne fino a 125 milioni e ora possiede un terzo della Planet Farms Infastructure (i due terzi sono controllati invece dalla Holding che fa capo ai fondatori e una serie di investitori industriali).
Break even e investimenti
«Il fatturato annualizzato è arrivato a 20 milioni – afferma Benatoff – e soprattutto quest’anno abbiamo raggiunto il break even e sono ormai diversi mesi che Cirimido genera Ebtda positivo. Si può stimare che i nuovi stabilimenti generino ricavi simili all’attuale, visto che se li avessimo operativi già ora probabilmente riusciremmo a utilizzarli subito a pieno regime».
Una risposta indiretta a chi dubitava della possibilità di generare valore, visti da un lato il prezzo dei prodotti superiore alla media delle insalate di quarta gamma – ma il prodotto non è strettamente paragonabile per caratteristiche intrinseche (non è lavato perché prodotto in ambiente asettico e non viene mai toccato dalle mani dell’uomo, né innaffiato dall’alto) e «i prezzi relativi con il tempo stanno comunque diminuendo» – sia i costi di gestione, elevati soprattutto dal punto di vista energetico. Produttività e profittabilità aumentano con la scalabilità e il miglioramento tecnologico, dicono i fondatori, che sul piano energetico si sono tutelati con contratti e coperture a lunga scadenza, possibili grazie alla possibilità di prevedere i fabbisogni nel tempo.
«L’impatto ambientale è comunque minimo – sottolinea Travaglini – rispetto a quello del processo legato alle insalate in busta che prima di essere confezionate in genere vengono trasportate per centinaia di chilometri e che hanno più sprechi, oltre che un consumo d’acqua enormemente più alto».












