L’Usda, il dipartimento dell’Agricoltura statunitense, ha annunciato nei giorni scorsi un prestito record da 3,3 miliardi di dollari a Oglethorpe power corporation per la realizzazione di un nuovo impianto di produzione elettrica nella contea di Monroe, in Georgia. Si tratta del finanziamento più elevato mai concesso attraverso il Rural utilities service, il programma federale destinato a sostenere lo sviluppo delle infrastrutture essenziali nelle comunità rurali. «La nuova capacità energetica – ha spiegato Glen Smith, sottosegretario allo Sviluppo rurale dell’Usda, intervistato da Reuters – potrà sostenere lo sviluppo industriale della Georgia, compresa potenzialmente la crescita di impianti e infrastrutture dedicati all’elaborazione e allo stoccaggio dei dati».
Una questione, quella dei data center, che sta assumendo particolare rilievo proprio nelle aree rurali, sempre più interessate dalla ricerca di grandi superfici. Se da un lato il complesso di queste realizzazioni, tra centrali, reti elettriche e data center, può portare investimenti e favorire lo sviluppo economico delle aree coinvolte, dall’altro alcune comunità locali manifestano preoccupazione per l’impatto sui territori. E l’espansione dei data center viene ormai valutata non solo in termini di consumo di energia e acqua, ma anche di sottrazione di suoli agricoli, che per l’American farm bureau federation, una delle maggiori organizzazioni agricole a stelle e strisce, assume tendenzialmente un carattere permanente.
Un’analisi del Washington Post effettuata su 93 grandi data center statunitensi ha ricostruito l’uso precedente dei terreni, evidenziando che circa un terzo era costituito da suoli agricoli. Il World resources institute segnala inoltre che nel 2024 il sito medio di un data center negli Usa occupava circa 224 acri, corrispondenti a oltre 90 ettari, con i campus hyperscale più grandi capaci di superare i mille acri (più di 400 ettari). Analisi empiriche dimostrano, inoltre, che la disponibilità di grandi superfici a costi relativamente contenuti, insieme alla vicinanza alle infrastrutture elettriche, rende le campagne particolarmente attrattive per i nuovi insediamenti.
Da rilevare che, quello dell’impronta territoriale dei data center è un tema che sta assumendo crescente centralità anche in Europa, dove diverse amministrazioni stanno cercando di indirizzare le nuove installazioni verso aree industriali dismesse, limitando l’insediamento sui terreni agricoli.
In Italia la regione Lombardia ha approvato nel giugno 2026 una legge specifica che tra i criteri localizzativi assegna una priorità ad aree dismesse, degradate, cave e miniere non più attive e ambiti di rigenerazione urbana. La Regione sta inoltre valutando ulteriori restrizioni per limitare il consumo di suolo agricolo, già scoraggiato dal raddoppio degli oneri di costruzione nel caso di utilizzo di terreni agricoli e da un aggravio del 200% nelle aree protette o particolarmente sensibli.



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