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Referendum, i libri a favore del Sì e quelli a favore del No

Sala StampaDi Sala StampaMarzo 17, 20263 min di lettura
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Referendum, i libri a favore del Sì e quelli a favore del No

Gherardo Colombo

Ha un’impostazione divulgativa il saggio di un altro ex pm del pool di Mani Pulite, Gherardo Colombo: intitolato “La giustizia italiana in 10 risposte” (edito da Garzanti). L’autore spiega e inserisce le sue ragioni del No alle modifiche costituzionali all’interno dell’architettura complessiva della Costituzione, che è «un sistema unitario», scrive, in cui ogni modifica ha ripercussioni sull’insieme. La tesi è che la riforma non risolva i problemi del servizio giustizia che interessa tutti i cittadini, ma al contrario – è il rischio che paventa – ha in sé il pericolo della sottomissione all’esecutivo della magistratura.

Referendum giustizia: Alta Corte disciplinare, perché sì e perché no

 Emilia Rossi

Sulle fake news si concentra soprattutto l’avvocata Emilia Rossi, che nel volume “Certo che sì! Il referendum tra realtà e propaganda (Castelvecchi editore)”, punta a smontarne alcune, ad esempio, sui rischi della democrazia. Dagli scritti di Victor Hugo, “Le Dernier jour d’un condamné – più spesso tradotto in italiano come “L’ultimo giorno di un condannato a morte” parte l’introduzione di Mattia Feltri, direttore dell’Huffington Post, per arrivare – passando anche per un episodio personale di giovane cronista – fino alle sue ragioni a favore della riforma : «non è mai buona o cattiva, migliorabile o cassabile, non è mai argomento di dibattito, mai disputa filosofica. Ogni riforma – scrive – è sacrilegio. Perché con la magistratura abbiamo rimesso in piedi una casta sacerdotale che trae potere da qualche forza divina».

Stefano Passigli

Il libro “Nordio, ragioni e pericoli di una riforma (Passigli editore)” del politogolo, già politico, Stefano Passigli analizza la riforma e i suoi effetti partendo dal principio fondamentale dell’equilibrio tra poteri, messo in discussione, secondo l’autore dall’attuale Esecutivo. In questo contesto, la riforma non migliora, secondo l’autore, i problemi della giustizia, ma «assomiglia più a una resa dei conti tra due poteri dello Stato» avverte nella prefazione Ferruccio de Bortoli: «la rivincita della politica su una magistratura che non raramente ha dato prova e anche impressione (e l’impressione conta, eccome) di esondare dai propri confini costituzionali».

Ermes Antonucci

È un’intervista col Presidente emerito della Corte costituzionale, Augusto Barbera, il libro “Cambiare la giustizia è giusto e non è di destra” (Il Foglio letture) firmato dal giornalista Ermes Antonucci. Da «uomo di sinistra», Barbera spiega il suo appoggio alla riforma Nordio «perché rafforza l’indipendenza e l’autonomia della magistratura» – spiega – e «si colloca nel solco di una lunga battaglia portata avanti proprio dal centrosinistra in favore della separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici e dell’istituzione di un’Alta Corte disciplinare».

Marco Travaglio

Nella riforma costituzionale sottoposta a referendum confermativo, vede una «rivalsa di certa politica contro certa magistratura per spostare gli equilibri costituzionali a favore dell’impunità della prima e a danno dell’autonomia dell’indipendenza della seconda» Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte costituzionale, nella prefazione al libro di Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano: “ Perché NO. Guida al referendum su magistratura e politica in poche e semplici parole” Paper first. «Questa controriforma – rincara Nicola Gratteri, Procuratore di Napoli nel suo contributo al volume – apre la strada al controllo del governo sul pm. Non è una battaglia di categoria, ma di democrazia». Tra le obiezioni, Travaglio prospetta che in caso di vittoria del sì «il pm separato dal giudice sarà meno imparziale, più interessato ad accusare che a cercare la verità». E pone l’attenzione anche sui costi: «Il lavoro del Csm lo faranno tre organismi, con un enorme e inutile aumento delle spese».

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