Non cambia la data del referendum: il Consiglio dei ministri ha deciso di confermare la consultazione per il 22 e 23 marzo, integrando però il quesito con gli articoli della Costituzione che vengono modificati dalla riforma della Giustizia che contiene la separazione delle carriere. Il Consiglio dei ministri è iniziato alle ore 12,35 per affrontare il tema del referendum sulla riforma della giustizia che contiene la separazione delle carriere dei magistrati. La riunione è stata convocata all’indomani dell’ordinanza con cui la Corte di Cassazione ha accolto il nuovo quesito referendario nella versione formulata dal comitato di 15 giuristi promotori della raccolta di firme di 500mila cittadini.
Ecco la modifica al testo del quesito
Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Giorgia Meloni, si legge nella nota di Palazzo Chigi al termine del Cdm, «vista l’ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum comunicata il 6 febbraio 2026», ha deliberato di «proporre al presidente della Repubblica, per l’adozione del relativo decreto, di precisare il quesito relativo al referendum popolare confermativo già indetto con il decreto del 13 gennaio 2026 nei termini indicati dalla citata ordinanza, fermo restando lo stesso decreto». Dunque «il testo del quesito del referendum già indetto per i giorni 22 e 23 marzo 2026 viene precisato come segue: Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ’Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’?».
Il dispositivo dei giudici della Cassazione
L’Ufficio centrale presso la Corte di Cassazione ha accolto il nuovo quesito per il referendum sulla giustizia, già indetto per il 22 e 23 marzo, nella versione formulata dai 15 giuristi promotori della raccolta di firme fra i cittadini. I giudici della Cassazione hanno spiegato nel dispositivo con il quale hanno accolto il ricorso presentato da 15 giuristi, come verrà dunque riformulato il quesito per il referendum. «Questo Ufficio – si legge nel dispositivo – ha già ammesso quattro richieste di referendum sul testo della detta legge, dato atto che si intende venuto meno il quesito enunciato in detta ordinanza, formula ora il nuovo quesito con riferimento sia alla richiesta di referendum ammessa con la presente, sia alle dette quattro richieste, nei termini seguenti: ’Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo ”Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare?’».
Nordio: serve integrazione quesito
«Certamente bisognerà fare un’integrazione al quesito referendario, ma questo non dovrebbe avere conseguenze sulla data del referendum. In ogni caso si tratterebbe di uno slittamento molto breve», aveva annunciato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in un’intervista al Corriere della sera parlando delle conseguenze della decisione della Corte di Cassazione che ha accolto il quesito per il referendum sulla giustizia proposto dai cittadini con la raccolta firme. «La correzione riguarda l’indicazione nel quesito delle norme che con la riforma vengono soppresse. Non c’è alcuno sconvolgimento del quesito. Viene semplicemente integrato e chiarito. Quindi, anche in caso di slittamento, si tratterebbe al massimo di due o tre settimane come previsto dalla Costituzione».
Giudizi non univoci dei giuristi
I giudizi dei giuristi non sono univoci. Secondo Stefano Ceccanti, docente all’Università La Sapienza ed ex parlamentare del Pd, schierato per il sì la data del referendum, indetto per decreto, andava solo aggiornato il quesito. Secondo il costituzionalista Michele Ainis, professore emerito di Istituzioni di diritto pubblico all’università di Roma Tre, invece, «se a questo punto la Cassazione, tornando sui suoi passi dopo aver approvato il precedente quesito ha stabilito che occorre rimodularlo, non c’è dubbio che slitti la data delle votazioni, perché quella data è incorporata nel decreto. Penso che possa e che debba slittare. Se questo non avverrà sarà possibile sollevare, da parte del comitato per le 500mila firme, un conflitto di attribuzione davanti alla Consulta».


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