Il fatturato delle imprese del riciclo meccanico delle plastiche cala per il terzo anno consecutivo, attestandosi a 685 milioni di euro (-1,1%, rispetto al 2024), mentre i volumi mantengono un leggero incremento (850mila tonnellate, +2%). A pesare è il secondo semestre 2025, con le quotazioni dei riciclati scese ai minimi del decennio e costi operativi ai massimi. Una combinazione che ha compresso i margini economici fino quasi ad azzerarli per gran parte dei polimeri.
È questo il quadro di un settore in crisi strutturale tracciato dal report 2025 sul riciclo meccanico delle materie plastiche, elaborato da Plastic Consult per Assorimap – associazione nazionale riciclatori e rigeneratori di materie plastiche – e presentato l’11 giugno alla fiera Plast.
Gli utili azzerati
L’andamento dei volumi, in controtendenza rispetto al fatturato, da solo non basta a tenere in salute un comparto sotto pressione da più fronti, aggravato da costi energetici esplosi fino ai 135 al MWh di dicembre: oltre il 40% in più rispetto al 2021. È in questo scenario che Walter Regis, presidente di Assorimap-Confimi, descrive un mercato che non funziona: «Gli utili sono azzerati per tutte le imprese, resistono quelle che affiancano al riciclo altre attività come raccolta, selezione, segmenti diversificati. Ma il problema va oltre i bilanci aziendali: il riciclo meccanico è l’anello finale della raccolta differenziata e una leva concreta per ridurre il contributo nazionale alla Plastic tax europea. Indebolirlo significa indebolire l’intero sistema».
L’eccezione del Pet
Unica eccezione in un settore dove il valore continua a scendere è il Pet riciclato (R-Pet) che supera le 228mila tonnellate e diventa per la prima volta il segmento con il fatturato più alto del settore (272 milioni, +8,8%), davanti al polietilene. «Il Pet è un caso a parte perché trainato dalla direttiva europea Sup, che per bottiglie per bevande prevede obblighi sul contenuto di riciclato – commenta Paolo Arcelli, direttore di Plastic Consult -. Per altri polimeri, polietilene flessibile e rigido in testa, gli obblighi arriveranno solo nel 2030. E infatti, la concorrenza sleale di questi materiali spacciati per riciclati è aggressiva».
Anche la crescita del R-Pet va tuttavia monitorata, come avverte Arcelli: «La Commissione europea ha indicato che, ai fini della rendicontazione, conteranno solo i riciclati da rifiuti post-consumo made in Europe. Un elemento che cambierà gli equilibri del mercato nel 2026-27».










