Arriva l’atteso ok della Commissione Europea allo schema di decreto FerX a regime con cui il governo mira a sostenere lo sviluppo di tecnologie consolidate come fotovoltaico, eolico, idroelettrico e impianti di trattamento di gas residuati dai processi di depurazione. Il meccanismo prevede un contingente massimo di 37,15 gigawatt di nuova capacità rinnovabile, di cui 10 GW riservati a impianti fino a un megawatt di potenza, che non parteciperanno alle aste, e i restanti 27,15 GW agli impianti di maggiore dimensione. Il regime dovrebbe valere nel complesso fino a 23 miliardi: un dato che, si legge nella nota diffusa ieri da Bruxelles, si basa su stime di prezzi di mercato e che potrebbe essere notevolmente inferiore in caso di prezzi di mercato superiori al previsto.
Pichetto Fratin: passo avanti per innovazione e sicurezza energetica
«Il via libera della Commissione Europea – ha commentato ieri il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin – consente di proseguire il percorso di realizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili mature». È uno strumento strategico, ha precisato ancora l’esponente di Forza Italia, «per rafforzare l’autonomia energetica del Paese, ridurre la dipendenza dall’estero e garantire la continuità al meccanismo transitorio entrato in vigore nel 2025».
Ora il passaggio alla Corte dei conti
Il testo sarà ora trasmesso alla Corte dei conti per la registrazione prima della pubblicazione sul sito del ministero. Si tratta, dunque, di un tassello importante nel percorso di accelerazione della transizione energetica nazionale. Come chiarisce la stessa Commissione Europea, i 37,15 GW di capacità aggiuntiva collegati al decreto rappresentano il 48% circa dell’attuale capacità Fer presente in Italia. Se condotto a traguardo, il regime contribuirà in modo significativo al raggiungimento dell’obiettivo di decarbonizzazione fissato dall’Italia, consentendo al Paese di centrare il 39,4% di consumo finale lordo di energia elettrica da rinnovabili entro il 2030.
I contratti per differenza
Come si ricorderà, l’aiuto assumerà la forma di pagamenti variabili nell’ambito di contratti per differenza bidirezionali ventennali che prevedono un bonus per ogni kilowattora di energia elettrica prodotta e immessa nella rete, sulla base di in cosiddetto prezzo di esercizio. Il meccanismo è noto: se i prezzi di mercato dell’energia elettrica sono inferiori al prezzo di esercizio, lo Stato pagherà la differenza. Se, invece, sono superiori, saranno le imprese a rimborsare tale cifra.
L’asta per gli impianti sopra un megawatt
Spetterà ora al ministero organizzare una procedura di gara distinta per le tecnologie solari ed eoliche con una capacità superiore a un megawatt, i cui candidati dovranno rispettare ulteriori criteri di preselezione previsti dal regolamento sull’industria a zero emissioni nette, concepiti in linea con il regolamento (Ue) 2024/1735 (il Net Zero Industry Act) e con il regolamento di esecuzione (Ue) 2025/1176 che disciplina i criteri non legati al prezzo da applicare nelle aste pubbliche per la diffusione delle energie verdi. Gli impianti con capacità inferiore a un megawatt potranno, invece, beneficiare direttamente del regime senza partecipare a una procedura di gara: in questo caso il prezzo di esercizio sarà fissato amministrativamente dall’Arera.










