La fuga in avanti tutta italiana sul contributo applicato ai mini pacchi di provenienza extra Ue sembra destinata a fermarsi. Il Governo sta valutando di rinviare l’applicazione della «tassa» di 2 euro su tutte le importazioni di valore dichiarato inferiore a 150 euro provenienti dai Paesi fuori dell’Unione (e quindi non solo la Cina ma anche, ad esempio, Regno Unito o Stati Uniti) per attendere il nuovo dazio doganale di 3 euro su cui il Consiglio Ue ha già raggiunto un accordo per l’applicazione a partire dal prossimo 1° luglio. Una scelta destinata a materializzarsi con una correzione all’interno del decreto Milleproroghe ora all’esame della Camera in prima lettura.
L’aggiramento in altri scali Ue
L’idea è quella di bloccare l’asimmetria regolatoria che sta già dando adito a pesanti comportamenti elusivi. Era stata Confetra (Confederazione generale italiana dei trasporti e della logistica) a denunciare nelle settimane scorse l’aggiramento del contributo con i mini pacchi indirizzati verso altri scali europei dove il contributo non è applicato all’atto dello sdoganamento e poi trasferiti con il trasporto via terra, e in particolare via camion, nel nostro Paese superando ogni obbligo di prelievo in quanto beni proveniente da Paesi dell’area Schengen. Sulla possibilità di un rinvio era arrivata già un’apertura del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti: «Valuteremo. C’è una decisione europea e vedremo di renderla coerente» (si veda «Il Sole 24 Ore» del 27 gennaio).
Il debutto soft
Inoltre l’agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nel fornire le prime istruzioni per l’applicazione, aveva optato per un debutto soft in via amministrativa, anche facendo leva sullo Statuto del contribuente. In pratica con la circolare 1/2026 è stato delineato un regime transitorio per le importazioni effettuate dal 1° gennaio al 28 febbraio 2026 in base al quale i contributi dovranno essere riepilogati e versati entro il 15 marzo 2026. Mentre dal 1° marzo 2026 scatta il vero e proprio regime ordinario. Con il differimento da inserire e approvare all’interno del Milleproroghe anche questa soluzione dovrebbe essere superata per azzerare lo starter e attendere tutti gli altri partner dell’Unione europea ai nastri di partenza del dazio di 3 euro dal 1° luglio.
Le altre modifiche su ritenute e Iva
Ma non è la sola novità fiscale in arrivo. È necessario, infatti, correggere in corsa alcune novità fiscali inserite nell’ultima legge di Bilancio. È il caso dell’estensione della ritenuta d’acconto anche all’intermediazione anche su viaggi, aerei e petroliferi. La manovra ha previsto che l’obbligo scatti dal 1° marzo ma, anche considerando le difficoltà applicative nei rapporti commerciali. Tra gli emendamenti presentati al Milleproroghe c’è ancora in pista la modifica che punta a concedere un mini rinvio di tre mesi: lo start, quindi, scatterebbe da giugno. L’altro fronte su cui intervenire con urgenza è la nuova disciplina del calcolo dell’Iva sulle vendite su permute che ha creato una serie di problemi interpretativi sui contratti pluriennali. Anche qui la manovra ha previsto che dal 1° gennaio 2026 per individuare l’imponibile per il calcolo con l’Iva nelle vendite con permuta si passa dal valore normale ai costi riferibili ai beni e ai servizi scambiati. Ma questo cambiamento rischia di determinare complicazioni soprattutto nei contratti pluriennali, determinando un doppio meccanismo di calcolo. Tra gli emendamenti già presentati ce n’è uno del presidente della commissione Finanze Osnato (FdI) che punta a far decorrere la misura solo dai nuovi contratti 2026, lasciando un meccanismo più soft per i contratti già in corso con il vecchio sistema ancora in salvo e il nuovo pronto a scattare dal prossimo anno.










