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Rottamazione quater, la riapertura cerca un’altra possibilità

Sala StampaDi Sala StampaFebbraio 24, 20264 min di lettura
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Rottamazione quater, la riapertura cerca un’altra possibilità

Corsa contro il tempo per la messa a punto anche delle altre misure da inserire nel decreto fiscale. Dopo gli stop in conversione del Milleproroghe, ci sono diversi interventi rimasti in lista d’attesa. Primi fra tutti, il mini paracadute per i contribuenti decaduti dalla rottamazione quater per non aver pagato la rata di fine novembre e la sospensione del contributo di 2 euro sui minipacchi extra Ue in vista del nuovo dazio di 3 euro che scatterà dal 1° luglio. A questi si sommano poi gli altri dossier su cui stanno lavorando i tecnici dell’amministrazione finanziaria, come ad esempio lo scudo per i condomini in caso di lavori incompleti o irregolarità nel superbonus (si veda «Il Sole 24 Ore» di domenica) e l’iperammortamento con lo stop alla clausola made in Ue e la possibilità di deduzione anche a chi aderisce al concordato preventivo.

Il recupero dei decaduti

Ma andiamo con ordine. La riapertura della rottamazione quater per i contribuenti nuovamente decaduti per aver saltato la rata del 30 novembre 2025 dopo essere rientrati in corsa lo scorso anno non è neanche andata al voto delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera, sebbene l’intervento avesse avuto il parere favorevole del ministero dell’Economia come aveva rimarcato il suo principale sostenitore Alberto Gusmeroli (Lega). L’ipotesi del ripescaggio nel decreto fiscale è stata confermata anche dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo: «Vediamo se recuperare quell’emendamento». Le valutazioni sono vincolate alla necessità di individuare le coperture. Ma anche a una revisione dell’impianto della norma. Infatti, non ci sarebbero più i tempi tecnici per fissare come spartiacque per il rientro il 28 febbraio, con il margine di tolleranza e il gioco dei sabati e delle domeniche che avrebbero portato comunque alla possibilità di saldare il conto fino al 9 marzo. Si tratterà, quindi, di individuare una nuova scadenza (potrebbe anche essere a fine marzo) in cui dovranno essere pagate sia la rata di fine novembre sia quella che il calendario teorico (teorico perché una volta decaduti il piano di fatto è come se non esistesse più) fissava appunto al 28 febbraio.

I minipacchi extra Ue

L’altro tema caldo è quello del contributo sui minipacchi extra Ue. L’ordine del giorno approvato al Milleproroghe rappresenta un impegno per il Governo a trovare una soluzione nel decreto fiscale. Potrebbe trattarsi di una doppia mossa: prima il rinvio e poi lo stop. Il contributo di 2 euro deve, infatti, fare i conti anche con il nuovo dazio comunitario che partirà dal 1° luglio. Se per lo slittamento non sembrano esserci problemi copertura come sottolineato anche dal sottosegretario all’Economia Federico Freni in risposta a un’interrogazione M5S al Senato (si veda «Il Sole 24 Ore» del 19 febbraio), la questione vera si pone appunto con l’entrata in vigore del nuovo dazio. Diventa necessario, infatti, trovare le coperture mancanti (383 dei 612 milioni previsti nel triennio) per eliminare il contributo e lasciare completamente campo all’applicazione del nuovo dazio, che per il 75% va al bilancio comunitario e solo per il 25% residuo è trattenuto dagli Stati membri a titolo di rimborso per le spese di riscossione.

L’Iva sulle permute

Resta poi anche la questione della nuova disciplina del calcolo dell’Iva sulle vendite su permute che ha creato una serie di problemi interpretativi sui contratti pluriennali. La manovra ha previsto che dal 1° gennaio 2026 per individuare l’imponibile per il calcolo con l’Iva nelle vendite con permuta si passa dal valore normale ai costi riferibili ai beni e ai servizi scambiati. Un cambiamento che ha comportato complicazioni soprattutto nei contratti pluriennali, determinando un doppio meccanismo di calcolo. Per cercare di ovviare al problema, erano stati presentati una serie di emendamenti al Milleproroghe tra cui quello del presidente della commissione Finanze Osnato (FdI). Il correttivo poi ritirato, e quindi non messo ai voti, puntava a far decorrere la misura solo dai nuovi contratti 2026, lasciando un meccanismo più soft per i contratti già in corso: con il vecchio sistema ancora in salvo e il nuovo pronto a scattare dal prossimo anno. Di fatto si tradurrebbe in un mini vantaggio in termini di gettito perché il calcolo con il valore normale comporta un costo di 15,3 milioni di euro secondo le stime della relazione tecnica alla manovra: costo che quindi potrebbe essere almeno parzialmente rinviato al 2027. Si potrebbe, quindi, ripartire proprio da questa soluzione all’interno del decreto fiscale.

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