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Home » Sanità, per le imprese conto del payback cresce a 4 miliardi. Il Governo studia le contromisure
Salute

Sanità, per le imprese conto del payback cresce a 4 miliardi. Il Governo studia le contromisure

Sala StampaDi Sala StampaAgosto 21, 20265 min di lettura
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Sanità, per le imprese conto del payback cresce a 4 miliardi. Il Governo studia le contromisure

Da odioso obolo a pesante extratassa che è arrivata a presentare un conto salatissimo di circa 4 miliardi alle imprese della filiera sanitaria che producono farmaci e dispositivi medici e che lavorano per il Servizio sanitario nazionale. Eccolo il diabolico payback che costringe le aziende a pagare di tasca propria metà dello sforamento dei tetti di spesa che sono abbondantemente sottofinanziati e dunque da sempre vengono sfondati. Ma con cifre sempre più alte – quello sui farmaci è più che raddoppiato nel giro di cinque anni – tanto che la Consulta presto potrebbe decretarne l’illegittimità mentre il Governo proverà nella prossima manovra di bilancio ad attutirne l’impatto con un rialzo dei tetti di spesa e con la promessa di provare anche a fissare un tetto massimo anche per il payback in modo da garantirne la certezza. Anche perché il peso eccessivo del payback rischia di aggiungere benzina sul fuoco nella “guerra sui farmaci” scatenata dal presidente Usa Donald Trump con la nuova clausola della Most favored nation che punta ad allineare i prezzi dei medicinali americani a quelli più bassi dei Paesi europei, come l’Italia.

Il payback farmaceutico appena certificato dall’Agenzia del farmaco per il 2025 – ultimo anno per il quale sono stati chiusi i conti – è arrivato a 2,38 miliardi: cinque anni prima nel 2021 era 1 miliardo e da lì cresciuto a un ritmo del 20-25% ogni anno prima a 1,26 nel 2022, poi a 1,6 miliardi nel 2023 e infine a 2 miliardi nel 2024 fino ai 2,4 miliardi dell’anno scorso. Più complessa e contorta la vicenda del payback dei dispositivi medici introdotto solo nel 2022: dopo aver fatto pagare 500 milioni alle imprese per il triennio 2015-2018, resta in sospeso la cifra monstre di 5 miliardi di payback per il 2019-2024 mentre solo per il 2025 lo sfondamento del tetto è di 2,89 miliardi con un payback stimato a carico delle imprese di 1,45 miliardi. Da qui appunto un conto complessivo per tutte le aziende della filiera sanitaria che sfiora i 4 miliardi solo per l’anno scorso. Una somma insostenibile con le imprese che aspettano ora un segnale importante in manovra.

Misure in cantiere sui farmaci

La spesa farmaceutica a carico del Ssn nel 2025 ha sfiorato i 25 miliardi crescendo di oltre il 5% e producendo uno sfondamento tutto concentrato sul tetto degli acquisti diretti (i farmaci ospedalieri) di 4,76 miliardi, di cui la metà appunto – 2,38 miliardi – a carico delle imprese per il cosiddetto payback. Una cifra record per questo strumento introdotto in via straordinaria nel 2013 per contenere la spesa e stabilizzato dal 2019 che ora il Governo vuole attutire. Dopo aver già aumentato il tetto sugli acquisti diretti con la manovra dell’anno scorso portandolo all’8,7% del fondo sanitario nazionale (la torta delle risorse del Ssn) l’obiettivo ora è farlo crescere di un altro 0.20-0,25% per arrivare praticamente al 9%, un rialzo comunque non sufficiente (nel 2025 la spesa ha raggiunto l’11,82% del fondo sanitario). La farmaceutica dovrebbe comunque beneficiare anche dell’aumento complessivo delle risorse del Fondo: il ministro Schillaci ha chiesto al collega al Mef Giorgetti 5 miliardi in più, una dote tutta da verificare. Ma allo studio ci sono anche misure per spendere tutte o quasi le risorse del Fondo per i farmaci innovativi da 1 miliardo che registra oltre 500 milioni non spesi: l’idea è di eroderli il più possibile aumentando a esempio anche l’importo dedicato agli antibiotici. Il Governo con i ministeri più “esposti” – Salute, Mimit ed Esteri – sta anche lavorando a un documento con le strategie per “arginare” la Most favored nation di Trump. Ci sono già stati degli incontri con lo Us Trade representative e oltre a mettere sul tavolo le misure per alleggerire il payback, sono allo studio corsie veloci per le terapie innovative basate sugli esiti di cura e l’impegno a rendere omogenei i tempi di autorizzazione spesso molto lunghi delle regioni. Misure queste che potrebbero entrare nel testo unico sulla farmaceutica ora in Parlamento. L’idea di fondo sempre sul payback è anche quella di fissare un tetto massimo che non può essere superato: magari calcolato sul fatturato (oggi pesa sul 18%) con Farmindustria che nell’ultima assemblea ha chiesto che si congelasse a livello del 2023 quando raggiunse 1,6 miliardi.

Gli interventi per il biomedicale

La situazione per le imprese dei dispositivi medici è ancora tutta da chiarire: dopo aver pagato 500 milioni di payback per il 2015-2018 le aziende hanno chiesto lo stop definitivo a questo strumento che rischia di strozzarle. In attesa di capire cosa accadrà sul pregresso – 5 miliardi di payback solo dal 2019 al 2024 – il ministero della Salute sta studiando un nuovo rialzo del tetto di spesa dopo quello dell’anno scorso che era stato portato al 4,6% sul Fondo sanitario: l’idea è di alzarlo di un altro 0,20 per cento. Allo studio anche l’attivazione – come per i farmaci – di un Fondo per i dispositivi innovativi partendo con 330 milioni nel 2027 per poi salite a 500 milioni dal 2028. Tutte misure tampone che però non disinnescano la mina del payback, a meno che non lo faccia la Corte costituzionale a cui i giudici amministrativi hanno sollevato la questione di legittimità per questa tassa nata come contributo «a carattere eccezionale e solidaristico» e trasformata «in un prelievo strutturale destinato a finanziare in via ordinaria la spesa sanitaria».

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