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Home » Sbarca al Mind di Milano l’headquarter di Bayer Italia, qui la salute diventa ecosistema
Salute

Sbarca al Mind di Milano l’headquarter di Bayer Italia, qui la salute diventa ecosistema

Sala StampaDi Sala StampaSettembre 29, 20265 min di lettura
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Sbarca al Mind di Milano l’headquarter di Bayer Italia, qui la salute diventa ecosistema

Ripensare la filiera della salute ripartendo dagli spazi fisici nei quali studiare, testare, produrre nuovi farmaci e avviare processi innovativi. Accantonata almeno in parte la dematerializzazione spinta, i luoghi di lavoro – soprattutto nel comparto delle scienze della vita – tornano ad attrarre come calamite. Può sembrare un paradosso, ma nel tempo segnato da intelligenze artificiali e tecnologie predittive evolute, il comparto decide di rimettere al centro la fisicità. Ossia la condivisione di ambienti che diventano acceleratori di futuro. Una mossa quasi controintuitiva ma necessaria per ripensare uffici condivisi e laboratori diffusi, raccogliendo nuove sfide necessariamente plurali legate alla salute. Non è una novità. Già sette anni fa, quindi pochi mesi prima dell’emergenza pandemica, la letteratura scientifica con il Sociology of Health parlava di “healing architecture”, ossia l’architettura che cura: gli spazi della salute visti non più come semplici contenitori, ma come strutture capaci di incidere sul benessere delle persone. Una frontiera nata negli ospedali più innovativi e che oggi si allarga a laboratori, campus e luoghi di lavoro delle aziende life science.

La filiera estesa

Così a Milano, nell’area denominata Mind e diventata undici anni fa melting pot di culture con l’Expo, oggi c’è il cantiere civile più grande d’Italia. Qui sta crescendo un distretto della salute che concentra nello stesso spazio ricerca, cura, formazione, impresa e innovazione sociale. Qui coesistono realtà pubbliche e private. Un modello collaborativo unico nel suo genere dove scienza, tecnologia e impresa si incontrano per dare forma al futuro: convivono lo Human Technopole, l’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio, il futuro Campus scientifico dell’Università Statale di Milano, la Fondazione Triulza, oltre a imprese farmaceutiche, startup e laboratori di ricerca. Un ecosistema che aggrega competenze sì sempre più verticali e specialistiche, ma orientate ad un approccio sistemico e collaborativo.

Da qualche giorno il distretto si arricchisce del nuovo headquarter di Bayer, colosso farmaceutico che opera nella salute e nell’agricoltura con 88.000 collaboratori nel mondo per un fatturato di oltre 45 miliardi di euro, di cui 5,8 impegnati in ricerca e sviluppo. Un brand ultracentenario – in Italia ha compiuto 125 anni di presenza – che ha deciso di ripartire da uno spazio di quasi quattromila metri quadrati nell’eco-building Horizon. Grattacielo da guinness: si tratta dell’edificio in legno più alto d’Italia. Ben 63 metri di altezza, occupati su due livelli proprio dall’azienda tedesca per una superficie paragonabile all’arena del Colosseo, progettati per favorire la contaminazione tra i vari professionisti.

«È molto più di un semplice cambio di indirizzo: rappresenta la Bayer di oggi e la direzione che abbiamo scelto per il futuro. Così continuiamo la nostra storia a Milano, in un luogo che fa dell’innovazione il proprio tratto distintivo. Essere parte di questo ecosistema ci permette di rafforzare il dialogo con realtà diverse, sviluppare nuove sinergie e accelerare percorsi di innovazione. Vogliamo contribuire alla crescita di questo distretto con le nostre competenze e la nostra capacità di innovare», afferma Arianna Gregis, Amministratrice Delegata di Bayer Italia, realtà che da noi registra un fatturato attorno ai 900 milioni di euro per 1100 dipendenti. Appena una decina di chilometri separano la nuova sede dallo storico stabilimento produttivo di Garbagnate Milanese, dove soltanto nel 2025 si sono prodotte 8 miliardi di compresse per 33 milioni di pazienti. Nel grattacielo Horizon si integrano legno, acciaio e vegetazione diffusa. Le soluzioni costruttive adottate restituiscono una riduzione del 50% di emissioni di CO₂ rispetto ad un edificio tradizionale.

Nuovi luoghi e modi per lavorare

Ma c’è di più. Qui si abbattono steccati e silos per un’idea sistemica di salute. Una filiera nella filiera che porta le persone a ripensare lo spazio di lavoro in modo dinamico, allargato, plurale. La nuova sede accompagna una trasformazione più ampia del modo di lavorare di Bayer, ispirata al modello organizzativo Dynamic Shared Ownership. Obiettivo: rendere l’azienda più agile e orientata a generare impatto. Il modello favorisce team autonomi e cross-funzionali, responsabilità condivisa e processi decisionali più vicini ai bisogni dei clienti e degli stakeholder. Affonda le radici nelle teorie della “Humanocracy” elaborate da Gary Hamel, docente della London Business School: meno burocrazia e gerarchie, più autonomia e responsabilità distribuita. Su queste basi Bayer, sotto la guida del Ceo Bill Anderson, ha sviluppato dal 2023 proprio il Dynamic Shared Ownership. Dobbiamo mettere gli esseri umani, non strutture, processi o metodi, al centro delle organizzazioni»: è la tesi di Hamel, ormai condivisa tra chi studia i modelli organizzativi del nuovo “secolo compresso”, così definito dal fondatore di Anthropic Dario Amodei in quanto accelera le trasformazioni soprattutto sul fronte della biologia e delle scienze della vita. In questo contesto evolve anche il ruolo della leadership, sempre più focalizzata nel definire una visione comune, rimuovere gli ostacoli e creare le condizioni affinché persone e team possano esprimere al meglio il proprio potenziale. «Abbiamo puntato su un modello organizzativo che abbatte i silos interni e basato sulla centralità delle persone per decisioni da prendere in modo più rapido e condiviso», precisa Gregis.

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