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Home » «Siamo davvero ricchi?»: Mario Tozzi mette in discussione il mito dell’accumulo
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«Siamo davvero ricchi?»: Mario Tozzi mette in discussione il mito dell’accumulo

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 20, 20264 min di lettura
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«Siamo davvero ricchi?»: Mario Tozzi mette in discussione il mito dell’accumulo

Che cosa distingue davvero i sapiens dagli altri esseri viventi? Non l’intelligenza, non la capacità di comunicare, né quella di costruire strumenti. La vera differenza è un’altra: la velocità con cui gli esseri umani trasformano il mondo e accumulano risorse. È da questa riflessione che prende avvio il talk del divulgatore scientifico, ricercatore del Cnr e geologo Mario Tozzi al Fuori Festival dell’Economia di Trento, un intervento che attraversa antropologia, ecologia e critica sociale per interrogarsi sul rapporto tra l’uomo moderno e la natura. Tozzi parte da un’osservazione semplice: nessun altro vivente ha creato squilibri sul pianeta come i sapiens. E soprattutto nessun altro accumula. «Se vedessimo una scimmia salire su un albero, prendere tutte le banane e conservarle per venderle, ci sembrerebbe assurdo», osserva. Da qui la riflessione: siamo davvero diversi dagli altri animali perché più intelligenti, sensibili o creativi? In realtà, sostiene Tozzi, molte specie comunicano, costruiscono strumenti, organizzano relazioni sociali.

L’incontro con il capo indigeno

Gli altri esseri viventi non fanno certe cose semplicemente perché non ne hanno bisogno. «La scimmia non ha inventato lo smartphone perché non gli serve». Al centro del racconto c’è poi l’incontro con Gui, un capo indigeno quarantunenne conosciuto da Tozzi durante un viaggio in Amazzonia la primavera scorsa. La prima domanda che Gui gli rivolge è disarmante: «Sei sicuro di essere ricco con tutte le cose che hai?». Una frase che diventa il filo conduttore dell’intero intervento. Gui vive in un villaggio senza tecnologia, dove la vita quotidiana è scandita dalla caccia e dalla piccola pesca. Nessuna coltivazione intensiva, nessuno sfruttamento sistematico delle risorse: si prende soltanto ciò che serve. Ogni sera gli abitanti si ritrovano a parlare insieme, condividendo il tempo più che gli oggetti. Non hanno tecnologia. Parlano più lingue — una per ciascun villaggio, oltre al portoghese — e utilizzano il denaro portato dai turisti soltanto per acquistare dal governo brasiliano il diritto alla delimitazione delle proprie terre. Tozzi racconta di essere stato invitato a cacciare e a pescare. Gui, dopo aver pescato, accende il fuoco in pochi istanti (ovviamente senza accendini né fiammiferi) e raccoglie la frutta direttamente dall’albero. Nella foresta amazzonica ogni gesto è conoscenza pratica, esperienza tramandata e adattamento all’ambiente. Persino l’odore diventa un elemento fondamentale. Gui dice a Tozzi che “puzza”, perché gli animali riconoscono immediatamente l’odore di un uomo estraneo alla foresta. Per questo gli spalma addosso delle formiche: l’acido formico, spiega, avrebbe mascherato il suo odore rendendolo meno riconoscibile agli animali.

La differenza tra economia ed ecologia

Il cuore del discorso arriva quando Gui spiega a Tozzi la differenza tra economia ed ecologia. Lui pesca perché gli piace e perché deve mangiare, non per accumulare denaro, comprare una barca o espandere un’attività. «Noi — sembra suggerire Tozzi — spesso trasformiamo i mezzi in fini». In quella comunità il concetto stesso di accumulo non esiste. Non c’è moneta: con le tribù vicine si pratica il baratto, scambiando ciò che avanza con ciò che serve. Anche il ruolo del capo villaggio è significativo: il suo compito principale non è comandare, ma evitare conflitti. La convivenza si basa sull’equilibrio e sulla cooperazione più che sulla competizione. Tozzi si sofferma poi sull’educazione dei bambini. Nel villaggio giocano liberamente nella piazza centrale, accanto al fuoco acceso e a strumenti da taglio. I genitori non intervengono continuamente per proteggerli o impartire divieti perché i figli devono imparare facendo esperienza diretta.

Il tema salute

Sul tema della salute, Gui ribalta ancora una volta la prospettiva dell’uomo moderno. Quando Tozzi gli chiede cosa facciano se qualcuno si ammala, il capo villaggio risponde che probabilmente sta meglio lui dello stesso Tozzi. Notando la sua voce roca, gli spalma sul petto una sostanza balsamica estratta da un albero amazzonico, simile a quella utilizzata nelle comuni pomate balsamiche. «L’Amazzonia è una farmacia a cielo aperto», sottolinea il divulgatore. Il talk non idealizza ingenuamente il mondo indigeno, ma utilizza quell’esperienza come specchio critico della società contemporanea. Attraverso il racconto di Gui, Tozzi mette in discussione alcune delle convinzioni più radicate in noi: che il progresso coincida necessariamente con l’accumulo, che il benessere dipenda dal possesso e che la natura sia una risorsa infinita da sfruttare. La domanda finale resta sospesa, ma attraversa tutto l’intervento: siamo davvero più evoluti, oppure semplicemente più veloci nel consumare il mondo che abitiamo?

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