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Home » Sicurezza e tecnologie, la Ue studia regole antitrust più soft
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Sicurezza e tecnologie, la Ue studia regole antitrust più soft

Sala StampaDi Sala StampaAprile 23, 20263 min di lettura
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Sicurezza e tecnologie, la Ue studia regole antitrust più soft

Qual è la linea di equilibrio tra risposte alle crisi economiche e regole di una sana concorrenza? Il dibattito, in corso ormai già da diversi anni a livello europeo, sta per portare a una revisione delle linee guida sulle concentrazioni tra imprese.

La Commissione europea appare orientata a presentare, nelle prossime settimane, una revisione che renderà meno stringenti le regole antitrust che finora hanno limitato grandi operazioni di concentrazioni. La memoria, per citare uno degli esempi più noti, va alla decisione del 2019 di bloccare l’unione della tedesca Siemens con la francese Alstom. Per molti fu un esempio plastico dell’incapacità europea di creare dei campioni in grado di competere con grandi gruppi cinesi, sussidiati sovente dallo Stato, e con i leader americani che dominano i mercati tecnologicamente più avanzati.

Restyling delle regole Antitrust

La crisi innescata dalla pandemia prima e, dopo, il conflitto in Ucraina, le tensioni in Medio Oriente e da ultima la crisi nel Golfo Persico aperta dall’attacco degli Stati Uniti all’Iran hanno dato nuova linfa ai sostenitori di un restyling delle regole antitrust, nel nome della sicurezza strategica dell’economia europea. L’Unione europea ha avviato una riflessione, con consultazione pubblica, già nel maggio di un anno e nelle prossime settimane di dovrebbe arrivare a una sintesi. La commissaria europea alla Concorrenza, Teresa Ribera, ha anticipato l’intenzione di scrivere delle linee guida che, nell’esame delle concentrazioni, tengano conto in modo più puntuale di fattore quali l’impatto sull’innovazione e i benefici che l’operazione può comportare in termini di sostenibilità ambientale.

Grandi campioni nazionali

È, in un certo senso, il pensiero dei sostenitori dei grandi campioni nazionali, ritenuti un antidoto alla dipendenza da fornitori extra Ue in catene del valore strategiche, da cui discendono ad esempio l’autonomia per i fabbisogni energetici e per l’approvvigionamento di componenti chiave dell’industria digitale. Ma questi obiettivi possono andare in collisione con le esigenze della concorrenza, laddove non bene temperati. A sollecitare equilibrio sono tutte le principali autorità garanti per la concorrenza nei grandi Paesi europei. Anche l’Antitrust italiana, nella relazione annuale appena presentata al Parlamento, ha sollevato il tema. Secondo questa tesi è doveroso che, alla luce delle grandi crisi, la politica di concorrenza si mantenga al passo con i tempi, aprendosi al dialogo con le esigenze della sicurezza economica, dell’autonomia strategica e della sostenibilità, ma ciò non può avvenire con un allentamento eccessivo dei vincoli antitrust in materia di controllo delle concentrazioni. Uno degli effetti indiretti potrebbe essere ad esempio un aumento dei prezzi finali. Se è vero che la creazione di grandi campioni nazionali non è più rinviabile, in altre parole, ne andrebbero bene calcolati i costi.

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