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Sicurezza urbana, i Comuni chiedono aiuto alla vigilanza privata

Sala StampaDi Sala StampaLuglio 10, 20263 min di lettura
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Sicurezza urbana, i Comuni chiedono aiuto alla vigilanza privata

Dai controlli notturni ai presidi sussidiari fuori da ospedali, centri commerciali e comandi di Polizia: i servizi di vigilanza privata stanno diventando una presenza fissa nei luoghi di maggiore affluenza, spesso protagonisti degli episodi di cronaca. Il fatto è che le forze municipali non riescono, da sole, a controllare tutte le zone cittadine: in parte per la carenza di organico delle questure, in parte per l’aumento dei compiti, che spaziano dalla gestione della movida ai controlli sul degrado urbano, fino alla videosorveglianza e al presidio dei grandi eventi. «Abbiamo una carenza di 11.400 operatori, ma allo stesso tempo assistiamo anche a una recrudescenza della violenza in strada – spiega Antonio Ragonesi, responsabile area Sicurezza e legalità di Anci –. Abbiamo la necessità di collaborare e anche di rafforzare il rapporto pubblico-privato».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Tant’è che non di rado sono gli stessi enti locali a incentivare i commercianti a dotarsidi telecamere e operatori di sicurezza, perché la presenza di vigilantes e di sistemi di videosorveglianza aiuta a mitigare gli episodi di furti e violenze. «L’apporto dei privati è fondamentale – prosegue Ragonesi –. Per esempio, se ho una strada con dei negozi che hanno le proprie telecamere, posso evitare di installarne altrettante collegando quelle esistenti al sistema pubblico».

Sinergia pubblico/privato

Si tratta di forme di collaborazione pubblico-privata che esistono da tempo (e che talvolta hanno contribuito a un ribasso dei salari): già nel 2010 il ministero dell’Interno aveva promosso il protocollo «Mille Occhi sulla Città», per disciplinare le segnalazioni di situazioni di rischio o degrado rilevate durante i servizi di pattugliamento fatti dai privati. La legge Minniti del 2017 ha poi ampliato il concetto introducendo la sicurezza urbana integrata e i Patti tra prefetture e Comuni. Non sempre però il risultato è stato quello sperato: «Le regole del Garante della Privacy sono poco chiare – dice Ragonesi –, servirebbero linee guida operative. I commercianti hanno paura di essere sanzionati perché magari la telecamera è storta, o per la responsabilità di chi detiene i dati».

In ogni caso, gli esempi sul territorio di collaborazione con i servizi di vigilanza (talvolta anche su istanza delle stesse prefetture) non mancano. L’Associazione nazionale degli istituti di vigilanza privata (Anivp) ha provato a monitorare i protocolli dei Comuni: Ravenna, per esempio, ha firmato lo scorso 30 Aprile, in previsione della stagione estiva, un progetto sperimentale di due anni siglato da Polizia locale e Cooperativa Spiagge di Ravenna, per garantire vivibilità e sicurezza notturna dei lidi romagnoli. Lecce aveva già fatto un’azione simile l’anno scorso, con un protocollo d’intesa tra pubblico e privato che prevedeva, oltre all’installazione di sistemi di videosorveglianza finanziati dalla Regione Puglia, dei servizi di vigilanza coordinati. Anche Forte dei Marmi ha previsto tre pattuglie di guardie giurate a presidio delle aree più sensibili della città durante la notte, mentre Genova ha ampliato il perimetro, coinvolgendo gestori delle discoteche, Asl e operatori della vigilanza privata nell’intesa «Divertiamoci in sicurezza». Infine a Lucca il progetto «Notti sicure» ha previsto due operatori della vigilanza privata a supporto della Polizia municipale durante le ore serali.

L’appalto dei servizi sussidiari di sicurezza è ormai strutturale, anche da parte delle Regioni. «Mi viene da menzionare la Regione Friuli-Venezia Giulia che prevede espressamente con una norma la possibilità per gli enti locali di avvalersi della vigilanza privata, nel rispetto e nelle modalità previste dall’attuale normativa – sottolinea Giulio Gravina, vice presidente dell’Anivp –. Sarebbe opportuno che l’esperienza del Friuli-Venezia Giulia venisse assorbita nel nuovo impianto di riforma della polizia locale».

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