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Home » Sistema energetico, 100 miliardi al 2035 per tagliare i prezzi
Economia

Sistema energetico, 100 miliardi al 2035 per tagliare i prezzi

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 14, 20263 min di lettura
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Sistema energetico, 100 miliardi al 2035 per tagliare i prezzi

Un portafoglio di interventi normativi e autorizzativi per abilitare fino a circa 100 miliardi di euro di investimenti privati entro il 2035 e generare impatti misurabili su prezzi, sicurezza energetica e decarbonizzazione. È la proposta che emerge dallo studio “Reti e infrastrutture: mix ottimale di investimenti per uno sviluppo equilibrato del sistema energetico”, presentato oggi da Agici e Accenture in occasione del workshop annuale del loro Osservatorio Utilities. Tra gli interventi identificati: un calendario certo per le aste Fer, il completamento delle mappe delle aree idonee, il perfezionamento della riforma della connessione alla rete di trasmissione – per superare la saturazione virtuale, dare priorità ai progetti concreti e ridurre i tempi di autorizzazione oggi tra i più lunghi in Europa -, lo sblocco delle concessioni idroelettriche in scadenza entro il 2029, un piano che comprenda i pompaggi idroelettrici come sistemi di accumulo, una gestione dei data center come asset energetici. Lo studio Agici-Accenture delinea misure anche per il gas – aumento della capacità di rigassificazione e della produzione domestica, nuovi gasdotti – e cita il nucleare come direzione futura, su cui costruire ora una cornice normativa, ma con effetti successivi al 2035. Tutte queste azioni di politica energetica potranno mobilitare, secondo lo studio, fino a 100 miliardi di euro cumulativi al 2035, di cui circa 60-65 miliardi su rinnovabili e reti.

E potranno portare risultati: fino a 15 euro al MWh di riduzione potenziale del prezzo medio dell’elettricità al 2035; un taglio della dipendenza energetica dall’estero dal 74% attuale a circa il 66%; un risparmio annuo di 30 milioni di tonnellate di CO2. «L’Italia può affrontare il trilemma energetico con gli strumenti che già ha a disposizione. Le utility investono, le tecnologie ci sono, il capitale privato è disponibile. Ciò che manca non è il denaro pubblico, ma la certezza normativa e la continuità di policy. Le iniziative che presentiamo agiscono simultaneamente su prezzo, sicurezza e sostenibilità: il loro valore più profondo è evitare che, a ogni nuova emergenza, il sistema sia costretto a scegliere tra un obiettivo e l’altro», ha commentato Pierfederico Pelotti, managing director e responsabile del Mercato Utilities di Accenture Italia.

Le utility italiane investono già circa 14 miliardi di euro all’anno nel sistema energetico, mostra lo studio, e i vari Fer X e Macse sono strumenti che hanno dimostrato di poter funzionare. Ora serve dare continuità e programmare uno sviluppo armonizzato. Magari a partire dalle autorizzazioni, con tempi medi di iter di 4-7 anni contro 1-2 anni dei principali Paesi europei e un costo pari al 20-30% di quello totale dell’impianto. «Con il mondo entrato in una fase di tensioni geopolitiche permanenti, le utility assumono il ruolo di attori centrali per la sicurezza nazionale e la competitività del Paese. La realizzazione in tempi rapidi di infrastrutture cruciali quali reti, rinnovabili, bacini idrici, stoccaggi e impianti di recupero delle materie prime critiche richiede oggi una capacità di esecuzione industriale e istituzionale all’altezza della sfida. In questo quadro complesso occorre intervenire sui nodi che ancora rallentano l’apertura dei cantieri, a partire dal partenariato tra pubblico e privato e dalle concessioni idroelettriche: oggi più che mai, il ritardo ha un costo che il Paese non può più permettersi», ha aggiunto Marco Carta, ad di Agici.

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