Negli ultimi mesi se ne parla ovunque. Social, televisione, giornali. I nuovi “farmaci per dimagrire” sono diventati uno degli argomenti più discussi. Dietro il clamore mediatico, però, c’è una rivoluzione reale: oggi l’obesità può essere trattata con strumenti fino a pochi anni fa impensabili. Ma attenzione: perché siano efficaci e sicuri è fondamentale utilizzarli nel modo corretto.
«L’obesità è una malattia cronica complessa e recidivante, che richiede un approccio multidisciplinare e personalizzato. L’arrivo di queste molecole ha ampliato in modo significativo le possibilità terapeutiche, offrendo strumenti aggiuntivi per costruire percorsi sempre più personalizzati ed efficaci», spiega il professor Stefano Olmi, responsabile dell’Unità operativa di Chirurgia generale, oncologica e robotica, del Centro di chirurgia dell’obesità e del centro Amico (Ambulatorio metabolico integrato e cura dell’obesità) del Policlinico San Marco di Gruppo San Donato e professore Associato di Chirurgia generale presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
Il progetto Amico nasce proprio con questo obiettivo: offrire un punto di riferimento per la gestione integrata di sovrappeso, obesità e disturbi metabolici, combinando supporto nutrizionale, terapia farmacologica e chirurgia bariatrica, quando indicata.
Come funzionano i nuovi farmaci anti-obesità
Le molecole oggi più utilizzate sono la semaglutide e la tirzepatide. «Inizialmente sviluppate per il trattamento del diabete di tipo 2, entrambe appartengono alla classe dei farmaci incretinici, cioè medicinali che mimano l’azione degli ormoni intestinali coinvolti nel controllo di glicemia e appetito. In pratica agiscono rallentando lo svuotamento gastrico e aumentando il senso di sazietà. Inoltre, a livello centrale diminuiscono il desiderio di cibo. La tirzepatide, grazie a una doppia azione, sembra influenzare anche il metabolismo dei grassi in modo più marcato».
Per chi sono indicati
In entrambi i casi le indicazioni sono persone in sovrappeso con BMI superiore a 27 con comorbidità (diabete tipo 2, ipertensione, dislipidemia, OSAS ecc.) e persone con obesità di primo grado (BMI tra 30 e 34,9). In alcune situazioni, in cui l’intervento è sconsigliato, possono anche rappresentare un’alternativa alla chirurgia.
Farmaci sì, ma sotto stretto controllo medico
I disturbi più frequenti legati all’assunzione di questi farmaci sono nausea, reflusso, diarrea, stipsi e, più raramente, vomito. Molto rara, invece, la pancreatite acuta. «Per questo motivo le terapie devono essere prescritte e monitorate da specialisti esperti, in grado di valutare non solo quale molecola utilizzare, ma anche il percorso più adatto per ogni singolo paziente».
La sinergia tra farmaci e chirurgia bariatrica: un approccio sempre più efficace
Oggi uno degli aspetti più innovativi nella cura dell’obesità è proprio l’integrazione tra terapia farmacologica e chirurgia bariatrica. «Non si tratta più di percorsi alternativi, ma spesso complementari. L’utilizzo dei farmaci prima dell’intervento permette di ottenere una prima riduzione del peso corporeo, migliorare il controllo metabolico e diminuire il grasso viscerale. Questo consente di affrontare la chirurgia in condizioni più favorevoli, riducendo il rischio di complicanze e migliorando il recupero», continua lo specialista. «Dopo l’intervento, invece, le nuove molecole possono aiutare a mantenere nel tempo i risultati, supportando il paziente nella gestione della fame. In alcuni casi consentono anche di potenziare il calo di peso e il miglioramento delle malattie metaboliche associate, come diabete, ipertensione e steatosi epatica».
Il ruolo della chirurgia bariatrica
Nei casi di obesità severa (BMI superiore a 40 o a 35 in presenza di comorbidità importanti), la chirurgia bariatrica continua però a rappresentare il trattamento più efficace. Ed è proprio su questo fronte che il Policlinico San Marco rappresenta un punto di riferimento consolidato per la gestione multidisciplinare dei pazienti con obesità complessa, attraverso percorsi integrati che coinvolgono chirurghi, nutrizionisti e psicologi (da oltre 10 anni è centro di eccellenza Sicob – Società italiana di chirurgia dell’obesità e delle malattie metaboliche).
«Negli ultimi anni anche la chirurgia dell’obesità si è evoluta in modo significativo con interventi innovativi, anche grazie l’utilizzo della chirurgia laparoscopica e robotica», sottolinea Olmi. «Tra le procedure più utilizzate ci sono la sleeve gastrectomy e il bypass gastrico e tecniche più recenti come la transit bipartition che consentono non solo una significativa perdita di peso, ma anche un importante miglioramento di patologie come diabete di tipo 2, ipertensione e sindrome metabolica».
«La vera innovazione oggi non è scegliere tra farmaco o chirurgia, ma costruire per ogni paziente il percorso terapeutico più adatto, integrando le diverse opzioni disponibili. L’obiettivo non è semplicemente perdere peso, ma ottenere un miglioramento stabile della salute metabolica e della qualità di vita», conclude il professor Olmi.









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