SpaceX ha aperto ufficialmente un nuovo capitolo dell’esplorazione spaziale con il lancio di Starship V3, la versione aggiornata e potenziata del gigantesco sistema di trasporto progettato per i futuri viaggi verso la Luna e Marte. Il volo suborbitale è decollato dalla piattaforma di Starbase, a Boca Chica (Texas), anch’essa profondamente rinnovata per l’occasione.
Questo dodicesimo tentativo segue gli 11 test precedenti, segnando un netto salto generazionale. Le modifiche hanno interessato l’intero perno del sistema: il booster Super Heavy, la navetta Ship e i motori Raptor. Il successo di questa missione è considerato fondamentale non solo per l’azienda di Elon Musk, ma anche per la NASA, che attende Starship come elemento chiave per le prossime tappe del programma lunare Artemis.
La partenza dello Starship V3 (@X)
Il booster Super Heavy fa centro
A circa sette minuti dal decollo, il gigantesco primo stadio Super Heavy ha completato con successo la sua missione. Dopo aver eseguito regolarmente il lancio e la delicata fase di separazione dalla navetta Ship, il razzo è ammarato come previsto nel Golfo del Messico.
I tecnici di SpaceX hanno optato per un rientro in acqua anziché per il coreografico recupero al volo sulla torre di lancio (la base di Starbase). Una scelta prudenziale dettata dalle profonde modifiche strutturali introdotte in questa nuova versione V3, che necessitavano di una prima verifica sul campo in totale sicurezza.
La navetta vola verso l’Oceano Indiano
Mentre il booster concludeva la sua parabola, la navetta Ship ha proseguito il suo viaggio nello spazio. Nonostante lo spegnimento imprevisto di uno dei suoi sei motori Raptor, il veicolo spaziale ha dimostrato un’eccellente resilienza, mantenendo una traiettoria stabile.
Durante questa fase di volo suborbitale, la capsula è chiamata a completare importanti obiettivi tecnici:
Il rilascio di 20 simulatori di satelliti Starlink, l‘impiego di due satelliti modificati, progettati specificamente per rilevare e trasmettere i dati relativi alla tenuta dello scudo termico.
La conclusione della missione all’1.30 con un ammaraggio controllato nelle acque dell’Oceano Indiano.






