Alla Brianza non va decisamente bene, con un tasso di crescita 2026 più che dimezzato. Ma le stime sul prodotto interno lordo si riducono in modo drastico anche altrove, a partire da Milano, coinvolgendo nella frenata anche Lodi e Pavia.
L’ultima analisi previsionale di Assolombarda (Booklet Economia di aprile) declina una frenata a tutto campo per le prospettive di crescita dell’area di riferimento della maggiore territoriale di Confindustria, così come del resto per l’intera regione. In cui, di fronte alla crisi iraniana, vi sono ricadute negative maggiori rispetto al resto d’Italia, sia per una struttura produttiva più soggetta ai rincari dell’energia e dei beni intermedi, sia per la maggiore esposizione al commercio internazionale. Rispetto alle previsioni di gennaio, quando il Pil lombardo era stimato progredire di un punto, ora la crescita stimata è quasi dimezzata allo 0,6%.
Esito inevitabile del nuovo shock in arrivo dal Medio Oriente, tra danni all’export e alle supply chain globali, aumento dei costi e timori inflattivi, crollo della fiducia e minore spinta sugli investimenti.
La crescita attesa in Lombardia per il valore aggiunto industriale è dimezzata da +0,8% a +0,4% così come è corretta al ribasso la previsione per i servizi, da +1,0% a +0,6%, con il terziario frenato principalmente dai servizi alle imprese e più in generale dal deterioramento della fiducia, che però fa seguito all’accelerazione arrivata dalle Olimpiadi Invernali.
Come sempre accade, si stima che inizialmente il rallentamento dell’attività economica abbia invece ricadute più lievi sul mercato del lavoro.







