Quarantadue anni di silenzio giudiziario. Poi cinque nomi, cinque avvisi di conclusione indagini, e un dossier che torna a bruciare: l’attentato alla Sinagoga di Roma del 9 ottobre 1982. Quel giorno un commando dell’organizzazione di Abu Nidal lanciò bombe a mano e sparò raffiche di pistola mitragliatrice contro i fedeli ebrei che uscivano dal cancello secondario del Tempio Maggiore su via Catalana, al termine della funzione religiosa. Morì Stefano Gaj Taché, due anni appena. Quaranta persone rimasero ferite. Adesso la Procura di Roma riporta al centro uno dei dossier più laceranti del terrorismo italiano: i cinque indagati sono ritenuti corresponsabili di quell’azione. I ruoli contestati vanno dalla decisione e supervisione all’organizzazione logistica fino al contributo operativo.
La pista di Parigi, la Squadra investigativa comune e i nomi
Le nuove indagini — condotte dalla Digos di Roma e dalla Direzione centrale della Polizia di prevenzione — sono ripartite da elementi emersi a Parigi sull’attentato del 2 agosto 1982 al ristorante «Jo Goldenberg», nel quartiere ebraico del IV Arrondissement: sei morti, oltre venti feriti, tra cui quattro italiani, un attacco ricondotto alla stessa organizzazione.
Il filo che unisce Roma e Parigi ha guidato la cooperazione con il polo antiterrorismo francese, fino alla creazione, l’8 febbraio 2023, di una Squadra investigativa comune. Gli accertamenti hanno incrociato attività tecniche, testimonianze, documenti, atti istruttori e dibattimentali dell’epoca, fonti diplomatiche e giornalistiche, archivi pubblici e privati. Hanno acquisito anche una memoria depositata il 14 giugno 2022 dalla Comunità ebraica di Roma. E hanno portato a cinque nomi: Abou Zayed Walid Abdulrahman, 68 anni, detenuto in Francia e già a giudizio per Rue des Rosiers; Abed Adra Mahmoud Khader, 71 anni, residente in Cisgiordania; Al Abassi Souheir Mohammad Hassan Khalil, 74 anni, residente in Giordania; Hamada Nizar Tawfiq Mussa, 65 anni, residente in Giordania; Abu Arkoub Omar Mahdi Abdel Rahman, 66 anni, residente in Giordania.
Ipotesi di concorso anche con Alhameida Rashid Mahmoud alias Fouad Hijazy, Maher Said e Al Awad Yousif alias Arabe El Arabi Tawfik Gamal, tutti deceduti.
L’istruttoria non parte dal nulla. All’epoca, la Corte d’Assise di Roma aveva già condannato all’ergastolo — con sentenza del 23 maggio 1989, irrevocabile dall’11 maggio 1990 — il palestinese latitante Osama Abdel Al Zomar per concorso nell’attentato. La nuova indagine costruisce su quella base e la estende.










