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Home » Superyacht, via agli ormeggi sostenibili che salvaguardano i fondali
Economia

Superyacht, via agli ormeggi sostenibili che salvaguardano i fondali

Sala StampaDi Sala StampaAprile 5, 20263 min di lettura
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Superyacht, via agli ormeggi sostenibili che salvaguardano i fondali

Trasformare gli ormeggi per gli yacht in sistemi capaci di avere una duplice funzione: adattarsi alle dimensioni, sempre più grandi, delle barche che ormeggiano nei porti, riducendo i picchi di carico sulle banchine, e offrire una tecnologia capace di recuperare energia dal moto ondoso, consentendo di convertire parte di quella generata dai movimenti dell’imbarcazione in elettricità, utilizzabile per alimentare servizi di banchina. Il progetto è stato realizzato dalla Seares, una piccola impresa toscana, fondata nel 2018 da un team di ingegneri specializzati in meccanica e meccatronica che, grazie a un sistema denominato Seadamp, riesce a smorzare gli effetti diretti e indiretti degli ormeggi su banchine e fondali e, per quanto riguarda i secondi, sta contribuendo, in particolare alla salvaguardia della posidonia oceanica, uno dei principali bioindicatori della salute del fondo marino.

Attualmente, spiega Giorgio Cucè, ceo di Seares, «la tecnologia Seadamp è coperta da 13 brevetti internazionali, a tutela del principio di funzionamento e delle applicazioni nei sistemi di ormeggio intelligenti e di recupero energetico, ed è stata installata su oltre 1.200 linee di ormeggio, in contesti che includono porti turistici, marina, yacht e installazioni operative e dimostrative (tra questi Yacht club de Monaco, Marina di Pisa, Marina Cala dei Sardi, Agroittica, Snam, Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno settentrionale, ndr)». L’idea di creare il progetto è nata da due fattori distinti che coesistono nei porti italiani ma non solo: una carenza di infrastrutture d’ormeggio adatte ai grandi grandi yacht e la volontà generale degli scali di partecipare alla transizione ecologica.

Italia primo costruttore di superyacht ma banchine inadeguate

L’Italia, ricorda Cucè, «è il primo costruttore mondiale di superyacht: sono 568 le unità in corso di realizzazione nei cantieri italiani, con dimensioni medie delle barche in costante crescita. A fronte di questo, le infrastrutture destinate ad accoglierle, in molte marine del Mediterraneo, hanno sistemi di ormeggio con tecnologie non adatte ai grandi yacht, rimaste spesso quelle di 30 anni fa. E un ormeggio non adeguatamente dimensionato può generare stress strutturale su bitte e banchine, usura accelerata, danni allo scafo e aprire la strada a interventi straordinari di manutenzione sulle infrastrutture portuali. Il tema, quindi, non riguarda solo la sicurezza della singola imbarcazione ma anche la sostenibilità economica e strutturale delle marine».

Seadamp, afferma il ceo, «è in grado di ridurre fino al 90% i picchi di carico e i movimenti sulle linee di ormeggio. A differenza delle soluzioni elastiche tradizionali, il sistema idraulico garantisce prestazioni costanti nel tempo e assorbe progressivamente le sollecitazioni, distribuendole in modo controllato tra imbarcazione e infrastruttura». Il sistema, inoltre, e qui entra in gioco l’elemento green, è dotato, prosegue, di «una tecnologia di recupero energetico dal moto ondoso che consente di convertire parte dell’energia generata dai movimenti dell’imbarcazione in elettricità utilizzabile per alimentare servizi di banchina».

Energia verde dal sistema d’attracco

L’ormeggio, dice Cucè, «è sempre stato visto come un mero centro di costo, un elemento passivo che si usura nel tempo; il nostro obiettivo è trasformarlo in un centro di produzione di energia verde, usando la forza che il mare esercita ogni giorno sulle infrastrutture portuali». Un processo che si inserisce in un momento in cui, sempre di più, i porti stanno puntando a diventare, oltre che semplici luoghi di transito di merci e persone, hub capaci di produrre, stoccare e distribuire energia pulita. Del resto, secondo Secondo l’Espo environmental report 2025, l’80% dei porti europei ha già fissato obiettivi concreti per ridurre le proprie emissioni, nonostante ostacoli legati all’impatto dei cambiamenti climatici e alla mancanza di spazio fisico.

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