Sono oltre 278milai testamenti biologici censiti dall’associazione Luca Coscioni in 6.601 Comuni italiani, con un aumento del 18% rispetto al 2023. È stata la legge 219/2017 a disciplinare la dichiarazione anticipata di trattamento (Dat, anche detta testamento biologico) con cui è possibile decidere in anticipo a quali terapie e trattamenti sanitari si vuole – o non si vuole – essere sottoposti nel caso in cui non si sia più in grado di esprimere le proprie scelte a causa di malattie o lesioni invalidanti (in alcuni Comuni erano stati istituiti registri anche in precedenza).
In media è stata quindi redatta una Dat ogni 166 abitanti maggiorenni, ma si tratta di un rapporto non uniforme sul territorio: il testamento biologico è più diffuso al Nord e nei centri di medie dimensioni.
Le norme
In base alla legge 219/2017, in vigore dal 31 gennaio 2018, le Dat possono essere redatte da ogni persona maggiorenne e capace di intendere e volere, «in previsione di un’eventualefutura incapacità di autodeterminarsi». Con il documento (redatto per atto pubblico o scrittura privata autenticata o scrittura privata consegnata all’ufficio dello stato civile del Comune o presso le strutture sanitarie) si esprimono le proprie volontà sui trattamenti sanitari (incluse la nutrizione e l’idratazione artificiale) e il consenso o il rifiuto di accertamenti diagnostici e scelte terapeutiche. È anche possibile indicare un fiduciario, che rappresenti chi redige le Dat nelle relazioni con il medico e le strutture sanitarie.
Prima di esprimere le proprie scelte, la legge consiglia di acquisire «adeguate informazioni mediche» sulle conseguenze. Tutta la legge, peraltro, promuove il diritto alla salute, alla dignità e all’autodeterminazione, mettendo al centro il consenso informato del paziente.
I dati
Alla rilevazione effettuata dall’associazione Coscioni nel 2026 hanno risposto 4.821 Comuni mentre altri 1.780 avevano aderito alle indagini precedenti. La mappatura copre quindi l’83,5% degli enti locali: non include però, oltre alle Dat registrate nei Comuni che non hanno mai risposto o non hanno aggiornato i dati al 2025, anche le Dat depositate presso notai, strutture sanitarie e uffici consolari.









