Manovra che vai, condono che trovi. L’evergreen di ogni legge di Bilancio degli ultimi anni è spuntato anche stavolta come possibile emendamento, anche in questo caso a firma di Fratelli d’Italia, spiazzando così il campo della Lega, da sempre sostenitrice di un provvedimento salva-irregolarità sulla casa. L’idea, che al momento è solo un’ipotesi, è di riaprire i termini della sanatoria, con particolare attenzione alla Campania, dove il condono del 2003 voluto dal governo Berlusconi fu stoppato dall’allora governatore Antonio Bassolino. E’ la capogruppo in Commissione Affari sociali della Camera Imma Vietri a intestarsi l’iniziativa: «Con l’emendamento che presenterò, insieme agli altri parlamentari campani di Fratelli d’Italia, alla Legge di Bilancio intendiamo riaprire i termini del condono edilizio varato dal Governo Berlusconi nel 2003, limitatamente agli abusi realizzati entro il 31 marzo dello stesso anno, senza estendere la sanatoria alle costruzioni successive». E aggiunge: «Vogliamo superare una disparità di trattamento che da oltre vent’anni penalizza la Campania, dove il condono non fu recepito dalla Regione, allora guidata da Antonio Bassolino, a differenza di quanto avvenuto in altre regioni italiane».
L’ipotesi allo studio
Lo schema ricalcherebbe quello proposto lo scorso anno, senza successo. Si tratterebbe di intervenire sulle vecchie istanze del condono del 2003, quello previsto dall’articolo 32 del decreto legge 269 del governo Berlusconi. La novità punterebbe, anzitutto, ad accelerare la definizione delle istanze collegate al condono del 2003. Prevedendo anche una sua modifica postuma: il testo porterebbe all’applicazione del condono, solo per le opere ultimate «entro il 31 marzo 2003», anche «agli immobili realizzati in aree sottoposte a vincolo di inedificabilità relativo». Bisogna ricordare, a questo proposito, che il condono del 2003 aveva applicazione estremamente limitata in area vincolata.
Viene, poi, richiamato il fatto che quel condono fu disapplicato dalla Regione Campania (decisione esaminata dalla Corte costituzionale nel 2004). Per rimediare a questa mancanza, viene prevista «la possibilità di riaprire i termini per la presentazione di nuove istanze». Una riapertura che, però, non riguarda solo la Campania ma tutto il territorio nazionale.
Ma tra le ipotesi di lavoro ce n’è anche una che, addirittura, si richiama al primo condono edilizio, quello del 1985. E ipotizza di sanare in tutta Italia una lunga serie di opere abusive, purché siano state ultimate entro il 30 settembre del 2025. Nell’elenco compaiono «opere pertinenziali quali portici o tettoie realizzate in assenza del o in difformità dal titolo abilitativo edilizio», opere accessorie quali balconi o logge, sempre abusivi, ma anche tutti i lavori di ristrutturazione e risanamento realizzati in difformità o in assenza di un titolo, purché non abbiano comportato incrementi di superficie e volumetria.
L’ultimo tentativo
Il precedente tentativo era stato sostenuto su impulso di Edmondo Cirielli, allora candidato del centrodestra alle regionali campane. L’iniziativa riporta al centro del confronto una stagione che, per gli uffici comunali, non si è mai chiusa. E che fa gola non solo in termini di consenso pre-elettorale ma anche per le casse dello Stato che piangono anche se la lezione del passato racconta un’altra storia.

