Da 485 milioni ad oltre quattro miliardi. A muovere le statistiche nazionali dell’export è soprattutto questo scatto, l’aumento esponenziale delle vendite di metalli preziosi dal distretto di Arezzo verso la Svizzera, valori che nel primo trimestre del 2026 si sono quasi moltiplicati per dieci rispetto a quanto accadeva nello stesso periodo del 2025.
Arezzo, in effetti, proprio grazie a questa corsa è la provincia italiana migliore nel periodo gennaio – marzo, con un quasi raddoppio dei valori, posizionandosi al terzo posto tra le province esportatrici alle spalle di Milano e Firenze: dodici mesi prima era invece soltanto decima. Banchi metalli e affinatori del distretto si guadagnano un primato assoluto, arrivando nel complesso (tra Svizzera e resto del mondo) ad esportare in metalli preziosi nel trimestre oltre sei miliardi di euro, il triplo rispetto a quanto accadeva nello stesso periodo del 2025, il 60% del totale nazionale per questa categoria di prodotto, che a totale Italia vede un export trimestrale di 10,3 miliardi, il doppio rispetto al periodo gennaio-marzo 2025.
La Toscana, per effetto di questa corsa, è così di gran lunga la migliore regione del primo trimestre in termini di crescita dell’export, con un progresso di oltre il 30%, scatto che le permette di superare di un’incollatura l’Emilia-Romagna (e anche il Veneto) posizionandola per la prima volta alle spalle della Lombardia.
A sostenere i valori è certamente lo scatto in avanti delle quotazioni del metallo giallo, che in 12 mesi si sono impennate in media di oltre il 50% ma questo non basta a spiegare la crescita. L’altro fenomeno è infatti la debolezza dell’altro sbocco storico per le aziende aretine, la domanda interna.
«La gioielleria in questa fase sta soffrendo – spiega la presidente di Federorafi Maria Cristina Squarcialupi, che è anche consigliere delegato del gruppo Chimet – e l’oro che non viene rimesso in circolo sul mercato interno viene venduto all’estero, in questo caso sotto forma di lingotti. La Svizzera a sua volta lo utilizza in molti modi: ci sono le stesse banche elvetiche, che lo tesaurizzano, il mercato degli orologi, che non si è mai fermato, e poi l’export verso altri paesi, come India o Cina».









