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Home » Troppi poteri ai giganti del cloud: indagine Antitrust sul quantum computing
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Troppi poteri ai giganti del cloud: indagine Antitrust sul quantum computing

Sala StampaDi Sala StampaMarzo 24, 20263 min di lettura
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Troppi poteri ai giganti del cloud: indagine Antitrust sul quantum computing

Da padroni del cloud a protagonisti del quantum computing. La scalata che, in forme più o meno visibili, alcune delle Big Tech stanno realizzando in questi nuovi mercati tecnologici merita un’attenta riflessione sui possibili impatti in termini di concorrenza. Ne è convinta l’Antitrust italiana che ha avvito un’indagine conoscitiva sul tema, sospettando che i cosiddetti hyperscaler – i principali fornitori di servizi cloud che gestiscono infrastrutture di data center su grande scala – tendano ad assorbire servizi di quantum computing nella loro offerta principale, condizionando il potere di scelta di consumatori e imprese e contemporaneamente schiacciando sul nascere (o in alcuni casi acquistandole precocemente) start-up e aziende specializzate nelle tecnologie quantistiche. L’indagine prevede una consultazione pubblica, con contributi da trasmettere all’Autorità entro il 30 aprile e chiusura del procedimento entro il 31 dicembre 2026.

Il Garante per la concorrenza guidato da Roberto Rustichelli, citando un report di McKinsey, sottolinea la fase di grande sviluppo del mercato delle tecnologie quantum, il cui fatturato a livello mondiale ha superato 1 miliardo di dollari, con una proiezione superiore a 100 miliardi entro il 2040. L’Italia è un pulviscolo in questo universo in espansione, come delinea la Strategia nazionale coordinata dal Dipartimento per la transizione digitale di Palazzo Chigi. Le imprese native del settore sono una dozzina, a fronte del centinaio degli Usa, alla quarantina del Canada e alle 28 della Germania. In termini invece di finanziamenti pubblici, al momento, possiamo opporre appena 230 milioni stanziati tra il 2021 e il 2024, in buona parte grazie al Pnrr, agli 1,8 miliardi della Francia e ai 2,5 della Germania messi sul tavolo quasi nello stesso periodo. Qualche aspettativa l’ha generato la dote da 1 miliardo di Cdp venture Capital che la legge per l’intelligenza artificiale destina a un gruppo ristretto di tecnologie emergenti – oltre alla stessa AI anche il quantum, la cybersecurity e sistemi di tlc – ma l’allocazione non è stata ancora determinata. Insomma, è in questo contesto che bisogna inquadrare i possibili riflessi dell’indagine dell’Antitrust sul mercato italiano. Il timore è che in questa fase i grandi hyperscaler – l’Authority non menziona società specifiche ma non è un segreto che tra i più noti sul mercato ci siano Amazon Web Services, Microsoft Azure, Google Cloud, Oracle Cloud, Meta – possano operare sempre di più come «intermediari privilegiati per l’accesso alla potenza di calcolo quantistica, fornendola come servizio a partire dai rispettivi servizi di cloud». Può esser vero da un lato, argomenta il Garante, che questo processo in astratto facilita la diffusione della nuova tecnologia, abbassando i costi di accesso per l’utenza media, ma il rischio più concreto è che si configuri un vincolo di fatto, in gergo tecnico un “lock-in”, di tipo sia tecnologico che contrattuale, con pochi grandi attori che facendo leva sulla preminenza nel cloud catturano praterie di clienti, sia consumatori che imprese. Quest’ultime inoltre, se interessate a sviluppare software su piattaforme proprietarie, «potrebbero trovarsi impossibilitate a migrare i propri algoritmi su hardware diversi». E il tempo non gioca a favore per un riequilibrio concorrenziale, perché chi oggi è già avanti accumula sempre più vantaggio registrando nel frattempo nuovi brevetti relativi alle tecnologie quantistiche, attuando quella che l’Autorità definisce una sorta di “tech preemption”. L’effetto finale potrebbe essere mercati sempre meno contendibili e utenti sempre nono soddisfatti.

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