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Home » Vino italiano: vendite negli Usa giù del 20%, bene Russia, Cina, Brasile e Messico
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Vino italiano: vendite negli Usa giù del 20%, bene Russia, Cina, Brasile e Messico

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 27, 20263 min di lettura
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Vino italiano: vendite negli Usa  giù del 20%, bene Russia, Cina, Brasile e Messico

Ancora nessun segnale di inversione di tendenza sul fronte delle esportazioni di vino italiano il prodotto più export oriented dell’intero agroalimentare made in Italy. Secondo i dati dell’Osservatorio dell’Unione italiana vini nel primo trimestre del 2026 le vendite sui mercati extra Ue hanno chiuso con un fatturato vicino al miliardo di euro (-11%) risultato che pur rappresentando un miglioramento rispetto al primo bimestre (-16%) continua a restare saldamente in terreno negativo. Il leggero miglioramento è stato determinato da un mese di marzo di sostanziale stabilità con un -2,3% a valore ma un +3,9% in volume.

In calo gli Stati Uniti, bene Russia, Cina, Brasile e Messico

Secondo l’analisi Uiv basata su dati ufficiali, a calmierare parte della perdita non sono tradizionali mercati di sbocco ma quelli “nuovi”. Forti incrementi della domanda sono venuti infatti da Russia, Cina, Brasile (si cominciano a registrare i primi positivi effetti dell’accordo Ue-Mercosur) e Messico.

Negli Usa pesa il confronto con la corsa alle scorte di inizio 2025

Restano invece in forte calo le vendite nel principale mercato: gli Usa. A marzo il vino italiano ha registrato negli Usa un calo del 20,5%. Un dato quest’ultimo però da maneggiare con cautela perché il confronto con il primo trimestre dello scorso anno sconta la forte corsa agli acquisti (cosiddetto frontloading) da parte degli importatori americani che già “vedevano” l’arrivo dei dazi aggiuntivi da parte del presidente Trump.

Frescobaldi (Uiv): bene la riduzione delle rese in alcune denominazioni

«I dati di mercato che riscontriamo – ha commentato il presidente dell’Unione italiana vini, Lamberto Frescobaldi – indicano che, in generale, il livello di guardia resta alto e che l’attenzione deve essere massima. L’imperativo, oggi, è misurare le proprie forze per mantenere il più possibile in equilibrio la filiera e continuare a garantire l’alto livello qualitativo oggi unanimemente riconosciuto al vino italiano. In tal senso, apprezziamo le decisioni assunte da alcune denominazioni di ridurre le rese in vista della prossima vendemmia e auspichiamo che questa indicazione possa essere condivisa e promossa anche a livello nazionale. In questa fase, con giacenze già elevate, produrre più di quanto il mercato sia in grado di assorbire rischierebbe di generare effetti deleteri sui prezzi a tutti i livelli della filiera. Siamo convinti che, con le necessarie contromisure, il vino italiano possa tornare a crescere».

Negli Stati Uniti calano le vendite e crescono i prezzi

Nel primo mercato al mondo per il vino italiano (prima dei dazi si era raggiunto il record di esportazioni con un fatturato di quasi 2 miliardi di euro), tuttavia, secondo l’Osservatorio Uiv, una rapida risalita è comunque difficile da intravedere soprattutto se si analizzano le dinamiche dei consumi di vino Oltreoceano. Secondo i dati della piattaforma SipSource (che misura le merci della distribuzione dirette verso i punti vendita americani) – spiegano all’Osservatorio Uiv l’Osservatorio – il saldo nel primo quadrimestre delle vendite negli Stati Uniti ha chiuso a -7,2% nei volumi di vino made in Italy con una contestuale crescita dei prezzi al consumo, in rialzo, del 4,3% nonostante gli “sconti” (attorno all’11%) effettuati dalle cantine italiane per alleggerire il peso dei dazi al consumo. Tra le tipologie, il quadro difficile risparmia comunque il Prosecco (+2,3%) e molti vini, sia bianchi che rossi, compresi nei segmenti di fascia alta (super e ultra-premium) richiesti in particolare nell’horeca”.

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