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Home » Per i medici spunta una nuova proroga per restare a lavoro fino a 72 anni, “ma senza fare i primari”
Salute

Per i medici spunta una nuova proroga per restare a lavoro fino a 72 anni, “ma senza fare i primari”

Sala StampaDi Sala StampaGennaio 15, 20263 min di lettura
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Per i medici spunta una nuova proroga per restare a lavoro fino a 72 anni, “ma senza fare i primari”

Si va verso una proroga della permanenza al lavoro su base volontaria fino a 72 anni per i medici ospedalieri. La notizia, anticipata dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani viene confermata da fonti di maggioranza. Si tratta della proroga di una norma già prevista nel decreto milleproroghe dello scorso anno ma con scadenza a fine 2025 e che non è entrata nel testo del milleproroghe di quest’anno ma che verrà ripristinata nell’ambito dell’esame parlamentare: il termine per gli emendamenti è il prossimo 22 gennaio . La spinta in questo senso è da parte di tutti i partiti della maggioranza.

La nuova proroga e la norma in vigore fino al 2025

La questione della possibilità della permanenza in corsia oltre i 72 anni per i medici ospedalieri si è riaperta dopo la scadenza della misura prevista nello scorso decreto milleproroghe fino al 2025. Non essendo stato inserito nel nuovo dl milleproroghe – approvato prima della fine dell’anno e dunque immediatamente in vigore – ha creato una sorta di vulnus che verrà risolto con un emendamento in commissione. Il decreto è in discussione in commissione alla Camera e il termine per gli emendamenti è previsto per il 22 gennaio. Sulla misura, anche in chiave di riduzione delle liste d’attesa, tutta la maggioranza è d’accordo. “Presenteremo un emendamento in questo senso – sottolinea la leghista Simona Loizzo – perché è una misura che riteniamo giusta e in linea con le richieste non solo dei nostri professionisti ma anche con quelle della Conferenza Stato-Regioni”. La norma contenuta nello scorso decreto milleproroghe prevedeva per gli ospedali “la possibilità di ammettere inservizio, a domanda, fino al compimento del settantaduesimo anno di età e comunque non oltre il 31 dicembre 2025, il personale di cui al presente comma collocato in quiescenza a decorrere dal 1° settembre 2023 avendo maturato i requisiti anagrafici e contributivi per il pensionamento di vecchiaia, nei limiti delle facoltà assunzionali vigente”. Con una paletto importante e cioè che “non possono mantenere o assumere incarichi dirigenziali apicali di struttura complessa o dipartimentale o di livello generale”.

I paletti del sindacato dei medici ospedalieri

“Non siamo pregiudizialmente contrari alla norma, a patto però che sia su base esclusivamente volontaria, che questi colleghi non conservino il ruolo apicale e che restino come tutor senza incidere sul rinnovo delle piante organiche e sulle carriere”, a confermare la necessità di mettere dei paletti è Pierino Di Silverio, segretario nazionale di Anaao Assomed il principale sindacato dei medici ospedalieri. “Il nostro principale timore, però è che trattenendo in servizio i colleghi più anziani si blocchino di fatto le carriere di tutti gli altri che hanno il sacrosanto diritto di veder riconosciute competenze e professionalità, ambizione che in questo modo viene invece negata – prosegue Di Silverio -. Sappiamo bene che oggi una delle principali cause di disaffezione alla sanità pubblica e agli ospedali è proprio questa gabbia da cui non riusciamo a venir fuori, un blocco insensato che crea profonda disagio e distacco. E per tutta risposta il Governo cosa fa? Blocca le carriere!”. “Vigileremo – conclude Di Silverio – affinché la norma venga riproposta con le precise condizioni da noi indicate, confidando che nella più ampia riforma del Sistema sanitario nazionale, di cui si inizia a discutere, non ci sia più spazio per le proroghe. La sanità pubblica per funzionare bene ha bisogno di stabilità”.

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