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Home » Infezioni sessuali, per i giovanissimi il rischio è più alto. Che cos’è il chemsex
Salute

Infezioni sessuali, per i giovanissimi il rischio è più alto. Che cos’è il chemsex

Sala StampaDi Sala StampaAprile 10, 20264 min di lettura
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Infezioni sessuali, per i giovanissimi il rischio è più alto. Che cos’è il chemsex

C’è un dato che più di altri restituisce la fotografia di un’Europa in difficoltà sul fronte della salute sessuale: le infezioni sessualmente trasmissibili non solo non arretrano, ma continuano a crescere. A certificarlo è un nuovo rapporto del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), che parla di un aumento diffuso delle Ist in tutta l’Unione europea e nello Spazio economico europeo, a fronte di risposte nazionali ancora frammentate e spesso insufficienti.

Sifilide, gonorrea e clamidia in aumento

“A livello globale si registrano oltre un milione di nuove diagnosi di Infezioni Sessualmente Trasmissibili (IST) al giorno. Negli ultimi 10 anni, secondo i dati pubblicati dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (ECDC), il numero di casi di sifilide, gonorrea e clamidia è aumentato rispettivamente del 100%, del 321% e del 13%, soprattutto tra i giovani” spiega Valentina Mazzotta, responsabile UOS Counseling Test e Prevenzione HIV e IST, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS di Roma.

La fascia più colpita è quella tra i 20 e i 34 anni, ma registriamo casi anche tra i giovanissimi, dai 15 ai 19 anni. Inoltre, nel Lazio oltre il 10% delle nuove diagnosi di HIV nel 2023 ha riguardato ragazzi sotto i 25 anni.

Strategie esistenti, ma spesso superate

Il report offre la prima panoramica completa su come i Paesi europei stanno affrontando l’aumento delle Ist. Diciotto dei 29 Paesi che hanno fornito dati dispongono di una strategia o di una politica nazionale per la prevenzione e il controllo di queste infezioni, spesso focalizzata sulle popolazioni più colpite, come i giovani tra i 15 e i 24 anni e gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini. Tuttavia, l’Ecdc sottolinea che molti di questi piani “stanno invecchiando”: solo dieci Paesi li hanno aggiornati negli ultimi cinque anni. Questo significa che molte strategie non tengono conto dei cambiamenti comportamentali successivi alla pandemia né delle più recenti tendenze epidemiologiche.

Test e accesso alle cure: barriere ancora troppo alte

Uno dei nodi centrali riguarda l’accesso ai test diagnostici, considerati il fondamento del controllo delle Ist. In tredici Paesi su 29, le persone devono ancora sostenere costi diretti per i test di base, un ostacolo che può scoraggiare soprattutto i più giovani. A questo si aggiungono le questioni legate alla privacy: in sette Paesi è richiesto il consenso dei genitori per i minori di 18 anni, una condizione che può allontanare gli adolescenti sessualmente attivi dai servizi sanitari. Anche la raccolta dei dati risulta lacunosa. Pochi Paesi monitorano in modo sistematico la copertura della prevenzione e dei trattamenti. Emblematico il caso della sifilide congenita: nonostante i rischi gravi per la salute materno-infantile, solo quattro Paesi sono stati in grado di fornire dati sulla percentuale di donne in gravidanza sottoposte a screening.

Vaccinazioni e prevenzione

Le criticità si estendono anche alla prevenzione vaccinale. Molti Paesi hanno politiche per la vaccinazione contro Mpox, ma la copertura resta bassa. Nei Paesi che hanno fornito i dati, solo il 13,2% in media degli uomini gay, bisessuali e di altri gruppi di uomini che hanno rapporti sessuali con uomini risulta completamente vaccinato. Un dato che preoccupa l’Ecdc, soprattutto alla luce della continua trasmissione del virus e della recente individuazione di casi acquisiti localmente in Europa. Il messaggio finale del report è un invito all’azione. Per arginare efficacemente la diffusione delle infezioni sessualmente trasmissibili, l’Ecdc chiede ai Paesi europei di aggiornare le strategie nazionali, rimuovere gli ostacoli all’accesso ai test, garantire servizi più inclusivi e rafforzare i sistemi di sorveglianza. Senza dati solidi e interventi misurabili, avverte l’agenzia, il rischio è che le epidemie continuino a crescere, colpendo in modo particolare le nuove generazioni.

L’allarme “chemsex”

Il nuovo allarme oggi è anche il “chemsex”: l’uso di sostanze chimiche e droghe durante il sesso è molto diffuso oggi tra i ragazzi.

“Tutte le persone sessualmente attive, spiega ancora la dr.ssa Mazzotta, possono essere esposte al rischio di Infezioni Sessualmente Trasmissibili (IST). La chiave è informarsi e conoscere gli strumenti per proteggersi e tutelare la propria salute.

Si è abbassata l’età del debutto sessuale, spesso accompagnato dalla mancanza di una adeguata educazione affettiva e sessuale, sia a scuola che in famiglia. Molti non conoscono le infezioni a trasmissione sessuale e le loro conseguenze.

È fondamentale che i ragazzi le conoscano bene, sappiano come si prevengono, come si manifestano, dove fare i test e come accedere ai Centri, ospedalieri o sul territorio, che svolgono attività di consulenza, prevenzione e screening.

Fare i test significa accorgersi il prima possibile di aver contratto un’infezione, anche quando non si hanno sintomi, curarla per migliorare lo stato di salute e interrompere la catena di trasmissione.

Oltre a sottoporsi a test periodici, per ridurre il rischio è sempre raccomandato l’uso del preservativo, le vaccinazioni (HPV, epatite A e B, mpox) e programmi di prevenzione personalizzati.”

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