Altro giorno, altri debutti. «Tutto è leggero perché la couture ruota attorno al corpo», dice Matthieu Blazy da Chanel. È la sua terza sfilata per la storica maison, ma la prima di haute couture. Il cambio di passo rispetto al passato è evidente: un soffio di aria fresca porta via la grandeur e vivifica accarezzando i pensieri e la pelle. Tutto parla la lingua del realismo magico, della ricerca di un momento di sospensione che non è evasione, ma esplorazione di una dimensione più fragile e poetica.
Gli spazi solenni e solitamente freddi del Grand Palais accolgono una selva di funghi giganti su un tappeto di moquette rosa pallido, e la sfilata inizia sulle note della Bella Addormentata di Walt Disney. «Questa collezione – prosegue – è nata da una riflessione su quel che la couture rappresenta, ovvero uno scambio poetico tra chi crea e chi indossa: un dialogo che esalta la personalità unica di ogni cliente. Ispirato da un haiku giapponese, ho pensato alla leggerezza di un uccello che si posa un momento su un fungo per poi volare via, proponendo una pausa di pochi istanti in un mondo sempre più duro».
Sono dieci minuti appena, ma si esce dalla sfilata vivificati. È la leggerezza a colpire: impalpabile, densa, frutto di un processo di sublimazione della materia. È un leggero per via di togliere, non un leggero inconsistente.
I tailleur, i jeans, e persino le borse sono fatti di strati di mussola che come una radiografia all’acquerello rivelano quel che sta sotto. Man mano che le uscite si susseguono, la materia prende corpo e le donne, di ogni età, bellissime con le facce nude senza un filo di trucco, mutano in uno stormo variopinto di uccelli o in funghi psichedelici, fino ad arrivare alla sposa ricoperta di scaglie di madreperla. Ma no, non è una zoologia fantastica, un esperimento di immagine, l’ennesima prova costumi: Blazy pensa ad abiti che davvero si possono mettere, nei quali la sapienza non è mai esibizione. Sussurrare, oggi, è una scelta controcorrente, ma preferite la fragilità alla forza è segno di grande equilibrio.
Si può debuttare anche a settant’anni: è il caso di Silvana Armani che dopo più di quattro decadi passate al fianco di Giorgio, lo zio, guadagna adesso la ribalta da sola. Direttore creativo delle linee femminili Giorgio Armani, e dunque anche di Armani Privé, è l’unica donna al timone di una maison in questa stagione di couture. Lo sguardo muliebre sul codice Armani, che pure ha le proprie radici in una purezza essenziale e vibrante, è subito evidente, ancor più perchè questa è scintillante alta moda: via i cappellini, via le stilizzazioni eccessive, via anche i capelli tiratissimi, si fa strada una nuova naturalezza nei toni della giada, pietra benaugurante cui è dedicata la collezione.








