A marzo 2026 la bolletta elettrica delle imprese del terziario potrebbe aumentare dell’8,5% (passando da una media di 20.521 euro nel primo bimestre 2026 a 22.269 euro a marzo 2026). Nel caso dello scenario peggiore si tratterebbe di un balzo del 13,9% rispetto alla media di gennaio-febbraio 2026 (spesa di 23.380 euro) con un incremento medio aggregato della spesa di tutti i settori (alberghi, supermercati, bar, ristoranti, negozi) di 2.853 euro.
È quanto emerge dall’analisi Confcommercio realizzata in collaborazione con il CER, Centro Europa Ricerche, sull’impatto del conflitto in Iran sui costi energetici delle imprese del terziario di mercato. “Per il gas gli aumenti sarebbero, per lo scenario base, del 30%, passando da una media di 7.833 euro nel primo bimestre 2026 a 10.181 euro, e del 43,5% nello scenario peggiorativo, con un aumento della bolletta di 3.408 euro (da 7.833 euro a 11.241 euro)”.
Le tensioni geopolitiche legate al conflitto in Iran stanno generando un nuovo shock sui mercati energetici internazionali, con impatti significativi sulla bolletta energetica delle imprese italiane del terziario e con effetti differenziati a seconda dell’evoluzione del conflitto. Per Confcommercio è “necessario rafforzare le misure di contenimento della volatilità energetica, dando piena attuazione alle misure del decreto bollette affiancandole con interventi urgenti in grado di ridurre rapidamente i costi per le imprese. Prioritario è sostenere le micro e piccole attività, accelerando l’avvio di processi di aggregazione della domanda così da consentire anche alle imprese più piccole di accedere ai contratti di lungo periodo per l’acquisto di energia da fonti rinnovabili e semplificando gli investimenti in efficienza energetica, così da ridurre in modo strutturale l’esposizione ai rincari”.
Colpite soprattutto le micro e piccole imprese
Entrando nel dettaglio dei settori, secondo l’analisi le strutture maggiormente esposte saranno gli alberghi medi (con un consumo medio di 230 mila KWh) e le grandi superfici di vendita (con un consumo medio di 175 mila KWh). Per i primi, nell’ipotesi peggiore, l’aumento del prezzo dell’energia elettrica rispetto al periodo gennaio-febbraio 2026 comporterà nel mese di marzo un aggravio che potrà arrivare a 965 euro, quello del gas fino ad oltre 1.200 euro mensili. Per le grandi superfici di vendita, gli incrementi sarebbero di 744 euro per la bolletta elettrica e 445 euro per il gas.
Per un bar con un consumo medio di 17 mila KWh, gli incrementi sono rispettivamente 87 e 196 euro. Simile l’impatto per i negozi non alimentari con un consumo medio di 16 mila KWh, mentre per i ristoranti con un consumo medio di 31 mila KWh l’incremento della bolletta elettrica sarebbe di 146 euro, per il gas 508 euro.
Si tratta, dunque, di aggravi che colpiscono soprattutto le micro e piccole imprese, già esposte alla volatilità dei mercati energetici e con minore capacità di assorbire nuovi aumenti dei costi. La criticità deriva in particolare dal ruolo strategico dello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per i flussi globali di petrolio e gas, il cui rallentamento ha determinato forti rialzi dei prezzi all’ingrosso e una crescente instabilità dei mercati.
Questo shock si innesta su un contesto strutturalmente fragile per l’Italia, caratterizzato da una forte dipendenza dall’estero – oltre il 90% per il petrolio e oltre il 97% per il gas – e da un sistema elettrico ancora fortemente legato al prezzo del gas nella formazione dei prezzi finali. Oltre a ciò, negli ultimi anni si è assistito a una significativa diversificazione delle fonti, con una riduzione della quota russa ed un incremento del peso del GNL (gas naturale liquefatto), che rappresenta ormai circa un terzo delle importazioni di gas.
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