Si riapre la contesa tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte. Il comico genovese ha notificato al M5s presieduto dall’ex premier l’atto di citazione davanti al Tribunale di Roma per rivendicare la titolarità del nome e del simbolo “Movimento 5 Stelle”. Lo scrive la testata giornalistica on line Open. L’udienza dovrebbe tenersi a luglio.
«La battaglia legale sarà difficile, lunga e complessa – scrive sui social l’ex parlamentare M5s Marco Bella, vicino a Grillo -. E chi sarà in prima fila sarà purtroppo Beppe. Proprio la persona che il Movimento la ha fondato, costretto ancora una volta a metterci soldi suoi. Contro qualcuno che, invece, si è assicurato milioni di finanziamenti pubblici. La dignità, però, non ha prezzo. È una battaglia giusta e per quanto difficile va fatta. Se vi rimane ancora un po’ di dignità, ridate il simbolo e il nome del Movimento a Beppe. E andate per la vostra strada. Fatevi il vostro simbolo. Loro, purtroppo, non credo molleranno. Noi nemmeno. Forza Beppe!».
«Se Grillo vince Conte dovrà cambiare nome e simbolo»
Il M5s di Conte non ha niente a che fare con quello delle origini. Se Beppe Grillo vincerà la causa, Conte dovrà cambiare nome e simbolo al suo partito. È quanto viene spiegato da ambienti vicini a Grillo in merito alla causa civile. Da un punto di vista del diritto – è la loro posizione – bisogna partire dal presupposto che il M5s «è una creatura un po’ anomala». Ne esistono tre: il primo nasce nel 2009 con Grillo e Gianroberto Casaleggio: «Era il non partito col non statuto». Nel 2013 quell’entità diventa un’associazione: tra i titolari del nome M5s e del simbolo resta Grillo. La sede è a Genova. Poi c’è un terzo Movimento, che nasce a Roma nel 2017, fondato dall’allora capo politico Luigi Di Maio. Nome e simbolo – secondo la posizione di Grillo – restano del M5s con sede a Genova, mentre quello con sede a Roma li ha solo “in uso”. «Sul piano giuridico – viene spiegato da ambienti vicino a Grillo – è quindi incontestabile che simbolo e nome siano del M5s di Genova». Ovviamente la questione non è solo giuridica: «Grillo – viene ricordato – ritiene che il M5s di Conte si sia totalmente allontanato dai principi fondanti del Movimento, sia nella linea politica sia nel modello, si veda in primis la scomparsa del limite del doppio mandato».
L’eliminazione del Garante
Il ruolo di garante di Grillo all’interno del Movimento è stato eliminato a fine 2024, con la Costituente del M5s. «Vedere questo simbolo rappresentato da queste persone mi dà un senso di disagio – fu il commento di Grillo all’esito della Costituente – Fatevi un altro simbolo. Il Movimento è stramorto, ma l’humus che c’è dentro no». Fra le scelte contestate da Grillo anche l’abolizione del limite di due mandati.
Verso la contesa giudiziaria
L’intenzione di Grillo di avviare un’azione legale per riappropriarsi del simbolo e del nome del movimento che ha fondato nel 2009 era già trapelata nell’estate dello scorso anno. «Chi si azzarda a intralciare il M5s troverà una solida barriera legale, pagherà gli avvocati, anche i nostri, la lite temeraria, e pure i danni», ammoniva Conte a fine 2024. E lo stesso concetto era stato ribadito dai suoi nell’estate 2025: «Da quando è partito il nuovo corso non si è registrata nessuna sconfitta giudiziale e su quelle pendenti chi le ha avanzate ha perso ed è stato costretto a pagare spese processuali e danni».










