In occasione della Giornata Mondiale del Parkinson, i riflettori si accendono sulla connessione critica tra qualità del sonno e decorso della malattia. Tre studi clinici pubblicati tra il 2025 e il 2026 confermano che disturbi del sonno, depressione e dolore non sono semplici effetti collaterali, ma segnali precoci di una sofferenza cerebrale ancora reversibile.
Sonno, umore e dolore
Uno studio del 2026 su Brain Sciences condotto su oltre 130 pazienti ha dimostrato che i “cattivi dormitori” soffrono di depressione e ansia severa in misura nettamente superiore ai “buoni dormitori”. Un dato confermato da una precedente ricerca su Frontiers in Neurology (109 pazienti), secondo cui il disturbo della fase REM (RBD) non trattato porta, a distanza di un anno, a un peggioramento della fatica e della depressione. Infine, uno studio del 2025 sul Journal of Medicine ha correlato la scarsa qualità del sonno a una maggiore ipersensibilità al dolore, sia centrale che periferico (osteoarticolare).
L’impatto della malattia sulla qualità del sonno
“È risaputo che la qualità del sonno può avere un impatto negativo su attenzione, percezioni e umore già nei soggetti sani; è chiaro che nel Parkinson l’impatto sia ancora più profondo – afferma Arianna Di Stadio, Neuro-Otorinolaringoiatra, docente all’Università LINK di Roma e ricercatrice presso l’UCL Queen Square di Londra –
Durante la fase REM il sistema motorio dovrebbe essere disattivato (atonia muscolare), ma nel Parkinson i pazienti si muovono in maniera anomala perché i nuclei della base si infiammano. In questa fase, mancando il controllo razionale, l’iperattivazione di questi nuclei — che dovrebbero inibire i movimenti involontari — si manifesta con più facilità”.
La neuroinfiammazione
Secondo Di Stadio, il disturbo del comportamento in sonno REM (RBD) rappresenta la fase iniziale infiammatoria che precede la neurodegenerazione vera e propria.
“Il cattivo sonno influenza le percezioni sensoriali e l’umore; questo spiega i risultati degli studi clinici. In tutte le malattie neuro-degenerative la fase neuroinfiammatoria precede la morte cellulare – spiega Di Stadio – Oggi si investe molto su farmaci per modulare questa infiammazione. Speriamo in un futuro prossimo di trattare il Parkinson agendo quando le cellule nervose soffrono ma non sono ancora morte.”












