«Per ora siamo in linea con le attese ma il problema è la seconda parte dell’anno: al momento abbiamo cinque ordini bloccati, uno di questi è diretto negli Emirati Arabi e non sappiamo se e quando si sbloccherà».
Il racconto di Giuseppina Cantù, Ad della bergamasca Icmi (forni industriali), si aggiunge a numerose indicazioni analoghe, ricomposte in un quadro globale tutt’altro che brillante.
Che vede per la meccanica varia rappresentata dalla Federazione Anima ricavi prospettici in calo, ordini in retromarcia, pressioni crescenti sui costi e corrispondente frenata dei margini.
E’ la sintesi del sondaggio realizzato tra 120 aziende associate, che quasi in un caso su due (46%) vedono nel primo semestre ricavi in calo, quota più che doppia rispetto a quanti ipotizzano invece una crescita. Opposta è invece la traiettoria dei costi, con oltre l’80% delle imprese intervistate a dichiarare aumenti fino al 10% mentre un altro 8,5% segnala incrementi superiori, fino al 20%.
«Aumenta quasi tutto – spiega Andrea Chiodini, titolare di Minerva Omega (macchine per la lavorazione degli alimenti) – a partire dagli imballaggi, l’acciaio, l’alluminio e poi i motori elettrici, nell’ordine del 10%. A giugno ritoccheremo i listini verso l’alto e si vedrà come reagirà il mercato. Se riuscissi a chiudere il 2026 sui livelli dello scorso anno mi riterrei davvero fortunato».









