Lo stretto di Hormuz al centro delle priorità internazionali e italiane nell’estenuante braccio di ferro tra Usa e Iran sul controllo delle rotte e dei passaggi delle navi mercantili e petroliere che passano dalla striscia di mare al centro del conflitto in Medio Oriente, creando fibrillazioni di mercato imprevedibili e rischiose per il mercato globale.
“La sicurezza delle rotte commerciali è cruciale: il nostro impegno per la libertà di navigazione è massimo e l’Italia è pronta a fare la sua parte, anche a Hormuz”, ha detto il ministro degli esteri e vicepremier Antonio Tajani riferendo oggi al question time al Senato. Il ministro ha ricordato come l’Italia guidi “le missioni navali europee nel Mar Rosso, nell’oceano indiano e nel Mediterraneo”. Lunedì al Consiglio Affari esteri – ha detto – “l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas – su nostro impulso – ha chiesto un rafforzamento della missione Aspides“. Quindi “con una tregua stabile l’Italia è pronta a fare la sua parte con un’ampia coalizione di partner europei e internazionali”, anche perchè ha ricordato il segretario di Forza Italia “la priorità del governo è sostenere chi produce, esporta e crea lavoro”.
Ed è proprio su un’interrogazione di iniziativa azzurra che ha espresso l’intenzione di “rafforzare la competitività delle imprese italiane sui mercati esteri e promuovere la diversificazione dei mercati di sbocco per il Made in Italy alla luce della perdurante instabilità internazionale”.
Come? Il governo – ha spiegato – “è intervenuto con un primo pacchetto di misure a sostegno delle imprese esportatrici, finanziamenti agevolati, contributi a fondo perduto fino al 30% e maggiori garanzie pubbliche per l’accesso al credito”.
Ma ribadisce riferendosi alla crisi nello stretto conteso tra Iran e Stati Uniti, che anche se la criticità su Hormuz è massima e collegata all’emergenza energetica e al caro carburanti, questo non presagisce “un rischio lockdown energetico” e dunque inutile lanciare allarmismi su una questione su cui “stiamo lavorando”.
Per quanto riguarda il fronte aperto su Israele e i territori palestinesi, l’Italia insieme ad altri partner europei sta valutando uno stop delle importazioni dei beni prodotti in Cisgiordania, una misura per colpire i coloni israeliani, ha spiegato Tajani.
“Sulla Cisgiordania abbiamo una posizione molto chiara: ogni ipotesi di annessione è inaccettabile perchè mina la prospettiva della soluzione a due-Stati che convivono in pace e sicurezza – ha premesso Tajani – che è l’unica prospettiva politica in grado di garantire pace e stabilità duratura nella Regione.
Per questo, continuiamo a sostenere le sanzioni europee contro i coloni che si rendono responsabili di violenze anche nei confronti delle comunità cristiane. Si tratta di azioni criminali inaccettabili che compromettono ogni possibile soluzione negoziale”, ha aggiunto.
Tajani ha annunciato che l’Italia sta lavorando con i partner europei “perche’ l’Ue adotti a giorni nuove sanzioni contro i coloni estremisti”, “stiamo valutando positivamente l’ipotesi di restrizioni alle importazioni di beni prodotti nei territori occupati della Cisgiordania: una misura che colpirebbe le fonti di finanziamento delle reti dei coloni estremisti”.
“Le cose in Cisgiordania non vanno bene, devono cambiare e lo abbiamo detto chiaramente: la politica degli insediamenti deve finire, come devono finire le violenze dei coloni estremisti”, ha concluso.










