È finita in rissa e pugni una partita di calcio tra ragazzine nella periferia di Torino. Nel Palazzetto del Venaria, durante l’incontro del campionato giovanile, gli animi si sono surriscaldati dopo un rigore fischiato nei minuti finali a favore del Torino dall’arbitra di soli 16 anni che ha diretto la gara. La decisione, ritenuta inaccettabile da parte di alcuni tifosi, ha scatenato una montagna di proteste che ha travalicato il campo per finire sugli spalti.
Proprio lì la violenza ha colpito chi non c’entrava nulla col calcio: i genitori e il fratellino di dodici anni dell’arbitra, accorsi allo stadio per sostenerla, sono stati aggrediti dai sostenitori esasperati. Urla, spintoni e persino pugni hanno costretto la ragazzina a interrompere la partita, con l’arbitraggio che ha dovuto subito soccombere alla violenza verbale e fisica da bordocampo. La sedicenne, che aspira a una carriera nel calcio, è uscita dal campo in lacrime, mentre la polizia è stata chiamata per ripristinare l’ordine.
pallone da calcio (pixabay)
L’episodio, denunciato anche dall’edizione locale de La Repubblica, ha acceso i riflettori sulla violenza latente nel calcio giovanile e sulle pressioni che arbitri, spesso giovanissimi, devono sopportare durante le gare. La federazione calcistica dovrà ora gestire il caso, con possibili provvedimenti disciplinari nei confronti dei tifosi coinvolti e una maggiore attenzione alla sicurezza degli arbitri e delle loro famiglie negli stadi.
Questo episodio, segnale di una cultura sportiva che ha ancora molto da migliorare, solleva serie domande sull’educazione e sulla tolleranza negli spalti, soprattutto quando coinvolgono ragazze e adolescenti
Torino, Palazzetto dello Sport di Venaria (GoogleMaps)












