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Home » Meloni: agenda Pnrr rispettata. Ora corsa per l’ultimo miglio
Notizia

Meloni: agenda Pnrr rispettata. Ora corsa per l’ultimo miglio

Sala StampaDi Sala StampaMaggio 27, 20263 min di lettura
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Meloni: agenda Pnrr rispettata. Ora corsa per l’ultimo miglio

Rivendica i risultati raggiunti e sottolinea, alla luce dei numeri, la bontà della scelta di modificare il Pnrr. Giorgia Meloni, in collegamento con il Forum “L’Italia del Pnrr” tenutosi ieri al Museo della scienza e della tecnica di Milano va dritta al punto. «Poco meno di quattro anni fa – dice – abbiamo ereditato la grande responsabilità di portare avanti il Piano di ripresa e resilienza più consistente d’Europa, sia dal punto di vista finanziario che degli obiettivi. Una sfida che per qualcuno era impossibile da vincere». Oggi, aggiunge Meloni, possiamo parlare di un «primato dell’Italia sul Pnrr che trova corrispondenza nei numeri: 166 miliardi di euro ricevuti, 416 traguardi raggiunti, 660mila progetti finanziati di cui 550mila conclusi e circa 100mila in fase di realizzazione. Dialogando con la Commissione europea abbiamo rivisto gli obiettivi, corretto le criticità, integrato il piano con il RePower Eu, cioè con gli investimenti sulla sicurezza energetica ed è nato così il nuovo Pnrr italiano, un piano più coerente, più capace di rispondere ai bisogni concreti dei cittadini, delle famiglie e delle imprese».

Cambiare la governance e riscrivere il Pnrr è stato decisivo, come ha spiegato anche il ministro per gli Affari europei e le politiche di coesione, Tommaso Foti. Che risponde anche alle critiche arrivate in questi giorni sulla qualità della spesa. «Potevamo concentrare la spesa su meno progetti e incidere di più sulla trasformazione del Paese? Forse sì, ma bisogna contestualizzare. Eravamo appena usciti dal Covid e abbiamo deciso di distribuire più progetti sul territorio per non lasciare indietro nessuno».

Meloni sul Pnrr: Siamo stati all’altezza del compito

L’ultimo miglio del Pnrr

Oggi, il Piano è all’ultimo miglio. Sono state realizzate nove rate, spiega Foti, con tutti gli obiettivi raggiunti e 166 miliardi di euro liquidati all’Italia. «Abbiamo un’ultima rata con 159 obiettivi pari a 28,4 miliardi di euro. Praticamente – dice Foti – siamo nelle condizioni di dover fare tre volte gli sforzi medi in un terzo dei tempi a disposizione». Ma secondo Foti, non ci sono i tempi per pensare a modifiche. «Tagliare i fondi del Pnrr non è una cosa facile. Possiamo valutare eventuali economie ma fino al 30 giugno non possono essere quantificate. Diversa è la situazione sui fondi di coesione, dove peraltro occorre un provvedimento ad hoc perché attualmente la norma riguarda soltanto l’efficientamento energetico».

Di tagli al Pnrr non ce ne sarebbe neanche la necessità, dice il ministro. «Abbiamo impegnato i fondi in misura quasi totale e quindi a un mese dalla chiusura del Pnrr, a tre mesi dalla rendicontazione, i margini per eventuali tagli sono risicati. Dobbiamo presentare, secondo quanto ha chiesto la Commissione, una eventuale riprogrammazione entro il 31 maggio».

Adesso la partita si sposta sulla legacy, l’eredità del Pnrr, come hanno spiegato i due direttori generali della Commissione europea intervenuti ieri, Paul Kutos (Dg Ecfin) e Marie Donnay (Sg Reform). La capacità di utilizzare la leva dei progetti per spingere la crescita partendo dalle competenze orizzontali attivate, la digitalizzazione e la semplificazione in primis, e dai progetti verticali.

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