Le politiche industriali scritte a tavolino non smuovono risultati e statistiche. E non cambiano facilmente i livelli di produttività di un Paese che da sempre arranca nel confronto europeo. Sono considerazioni che, in estrema sintesi, si possono ricavare dal Country report della Commissione europea sull’Italia, appena pubblicato in abbinamento con le consuete Raccomandazioni.
Il focus è sul mancato allineamento tra i documenti strategici che dovrebbero dettare la rotta del governo per il rilancio dell’industria. L’Italia – osserva la Commissione – ha mosso un primo passo nel definire una strategia nazionale industriale, ma serve uno sforzo ulteriore per implementarla e per allinearla alla strategia di sviluppo del Sud. Su un versante c’è il libro bianco Made in Italy 2030 pubblicato dal ministero delle Imprese e del made in Italy, sull’altro il piano di Palazzo Chigi per la Zona economica speciale del Mezzogiorno. Documenti che non si parlano tra loro, è la tesi, e restano su un livello operativo troppo labile: «Sebbene identifichino con chiarezza le sfide che il Paese fronteggia, non forniscono chiare azioni di policy».
Il libro Made in Italy 2030 individua 18 settori strategici, «molti dei quali a basso valore aggiunto, senza una definita priorità strategica o chiari obiettivi territoriali, rischiando di rendere gli sforzi dell’intervento pubblico non selettivi e, di conseguenza, inefficaci in un contesto di risorse limitate».
Per il Mezzogiorno serve un supplemento di riflessione. Perché qui la produttività per ora lavorata , fatto 100 il dato della Ue a 27 Paesi, scivola a 82 contro il 114 del Nord-Ovest, a testimonianza di un divario solo in parte assottigliato dall’effetto Pnrr e alimentato da storiche differenze delle attività produttive. In attesa di un più complessivo piano per il Sud, al quale il governo ha detto di voler lavorare, il giudizio della Commissione verte tutto sul programma della Zona economica speciale. «È la principale iniziativa di policy per supportare lo sviluppo del Sud – dice Bruxelles – ma c’è bisogno di misure più mirate territorialmente». Anche se l’autorizzazione unica funziona ed è un segnale importante l’estensione del credito d’imposta per gli investimenti su base triennale, «l’attuale disegno della Zes non promuove un avanzamento industriale del Sud a causa della sua natura non selettiva».
Alcune traiettorie sono tracciate, ma bisogna lavorare più in profondità. Per i funzionari di Bruxelles, ad esempio, vanno nella giusta direzione gli investimenti nelle tecnologie dell’economia dello spazio, finanziate anche con il Pnrr, e nel Mezzogiorno si possono articolare in modo più completo filiere produttive che partono da alcuni grandi investimenti avviati tra Campania, Puglia e Sicilia nelle tecnologie della doppia transizione: batterie, rinnovabili, microelettronica.









