Nei piani del Governo il nuovo intervento contro il caro carburanti, che come da programma arriverà entro domani con un altro decreto interministeriale per finanziare le «accise mobili» con l’extragettito Iva di maggio, rappresenterà l’ultimo giro di sconti generalizzati. Poi si passerà agli aiuti «mirati», chiesti dall’Unione europea (ma anche da Fmi e Ocse) e da sempre giudicati più efficaci anche dal ministero dell’Economia. L’obiettivo è di concentrare gli interventi sui lavoratori che ne hanno bisogno perché sono costretti a utilizzare l’auto per andare in ufficio o in fabbrica; in particolare sui dipendenti, il cui reddito, fisso, è più colpito dall’extracosto di benzina e gasolio, soprattutto quando è medio-basso.
Giorgetti conferma l’arrivo del nuovo decreto ministeriale entro il 6 giugno
L’indirizzo è stato dato ai tecnici di Via XX Settembre, che stanno lavorando alle soluzioni destinate a prendere forma nelle prossime settimane. «Ora non c’è bisogno di una norma né del consiglio dei ministri», ha spiegato ieri Giancarlo Giorgetti prima della riunione di Governo dove di carburanti non si è parlato. Il ministro dell’Economia ha confermato anche l’arrivo del nuovo decreto ministeriale entro il 6 giugno, quando «scadono gli sconti sulle accise» che l’ultimo Dl di due settimane fa ha ridotto a 12,2 centesimi al litro per il gasolio, mantenendo invece i 6,1 centesimi al litro per la benzina. Entità e durata del nuovo taglio dipenderanno dall’Iva da inflazione incassata a maggio, che sarà contabilizzata nelle prossime ore. L’ultimo decreto con le accise mobili, l’8 maggio, aveva utilizzato 191,2 milioni, ma allora era ancora in campo per il gasolio il taglio più generoso da 24,4 centesimi al litro. Ora potrebbero bastare somme più contenute, per mantenere i prezzi sotto o intorno alla soglia psicologica dei due euro al litro (ieri il costo medio del gasolio era a 1,988 euro al litro, 1,93 euro per la benzina).
Governo al lavoro su incentivi alle imprese per i sostegni ai dipendenti
La mossa successiva, quella delle misure selettive per i lavoratori, passerà dalle aziende, le uniche in grado di individuare puntualmente la platea a cui riservare l’aiuto nel modo più efficace caso per caso. Anche su questo i precedenti non mancano; a partire dalle misure del 2022, quando per contrastare la scorsa ondata di inflazione energetica il Governo Draghi introdusse a marzo un bonus carburante da 200 euro, che le aziende potevano riconoscere ai propri dipendenti in cambio di una detassazione e decontribuzione della somma. E poi un rafforzamento dei limiti ai fringe benefit portato prima a 600 e poi a 3mila euro l’anno. Questa strada maestra è più flessibile, perché permette alle imprese di riconoscere aiuti anche per le bollette dell’energia, intercettando quindi i rincari che si manifesteranno nei prossimi mesi.
Una misura del genere rientrerà nel ventaglio più ampio di interventi attivabili una volta approvata definitivamente la ”flessibilità” europea annunciata mercoledì dalla Commissione Ue. Ma non c’è solo quella: perché i conti diffusi dalla Commissione (pagina 56 delle statistiche fiscali del pacchetto di primavera) mostrano che la spesa netta italiana viaggia 2 miliardi sotto il tetto concordato per il 2026, e 1,4 miliardi sotto il limite nel calcolo cumulato con lo scorso anno. Anche da qui potrebbero arrivare spazi per interventi, tenendo conto del delicato equilibrio sul deficit (ora al 2,9%).
Sulle cose da fare con i margini di bilancio che si aprono con la deroga servirà «un confronto in Parlamento», ha spiegato ieri Giorgetti al Senato, rivendicando di essere «soddisfatto dopo aver girato mezza Europa e di aver portato questo risultato per le famiglie e le imprese italiane. Dovremo usare saggiamente queste risorse», ha avvertito il ministro.









