Il rapporto pubblicato lo scorso 21 maggio dall’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) evidenzia per il 2024 un aumento record di Infezioni Sessualmente Trasmissibili (IST). Clamidia la più frequente con oltre 200.000 casi in un anno, gonorrea più che triplicata rispetto a dieci anni fa e con lo spettro della resistenza alla terapia antibiotica di prima linea, sifilide più che raddoppiata con forte aumento dei casi di trasmissione dalla madre al neonato durante la gravidanza (sifilide congenita).
Almeno in parte il dato è conseguente al maggiore ricorso agli strumenti di diagnosi e alla notifica sistematica delle medesime. Esemplare a questo proposito la PrEP, profilassi pre-esposizione per l’HIV: le persone che aderiscono al percorso PrEP, mirato a evitare l’infezione da HIV, si sottopongono infatti periodicamente a controlli ed esami rivolti non solo ad HIV, ma anche alle altre IST. Ciò consente l’emersione e il trattamento corretto di IST che in passato sarebbero rimaste non notificate e gestite non adeguatamente, nonché il tracciamento dei contatti e l’interruzione della catena dei contagi.
L’imbarazzo di comunicare i sintomi
Non solo una ragione tecnica, però. Non c’è dubbio infatti che lo scarso ricorso al preservativo e l’aumento di rapporti sessuali occasionali siano i due elementi che contribuiscono maggiormente alla trasmissione delle IST. Oltre a ciò, il fatto che si tratta di infezioni spesso asintomatiche e pertanto a volte sottovalutate dalla persona oppure, specie nel caso di ragazze e ragazzi giovani, con sintomi difficili e imbarazzanti da comunicare perfino al proprio medico. La mancata diagnosi e l’assenza di trattamento però, oltre che prolungare l’infezione e favorirne la trasmissione, possono causare complicazioni a lunga distanza, fra cui dolore pelvico cronico e infertilità.
Come prevenire le infezioni
Dove migliorare? Conoscenza dei rischi, uso corretto e sistematico del preservativo, vaccinazioni, prevenzione farmacologica in alcuni casi, diagnosi precoce se possibile resa ovunque più accessibile grazie sia a una specifica esenzione dal ticket – presente solo in alcune Regioni – sia dalla diffusione di test rapidi eseguibili in contesti non ospedalieri – cosiddetti “community-based”. Ogni persona che abbia una attività sessuale si dovrebbe interrogare su quale sia la propria esposizione al rischio di IST e agire di conseguenza. Il preservativo nei rapporti con partner sulla cui salute sessuale non si possa essere certi è lo strumento più sicuro. Alcune IST quali Epatite A, Epatite B, Papilloma Virus (HPV) possono essere prevenute anche con la vaccinazione: opportuno parlarne con il proprio medico o con il Dipartimento di prevenzione della propria ASL. Oltre alla PrEP, che protegge da HIV, esistono anche trattamenti farmacologici “post-esposizione” con antibiotici – la Doxy-PEP efficace verso sifilide e clamidia – o antivirali – la PEP per HIV – che vanno iniziati idealmente nelle ventiquattro ore dopo un rapporto non protetto.
Non abbassare la guardia
La guardia non va abbassata dunque, specie in estate quando, in vacanza, la percezione del rischio tende ad abbassarsi e aumentano i rapporti sessuali occasionali o con persone non frequentate abitualmente. In questo scenario Anlaids – Associazione nazionale per la lotta contro l’AIDS ETS, ricordando che prevenzione e informazione significano cura verso sé stessi e gli altri, mette a disposizione strumenti gratuiti, accessibili e qualificati per chiunque voglia informarsi, fare un test o ricevere supporto. Dal counseling telefonico ai test rapidi e gratuiti per HIV, Sifilide, Epatite C ed Epatite B offerti in ambiente non-ospedaliero. Sul sito di Anlaids e sui nostri canali social è possibile reperire recapiti e informazioni. Perché non programmare, al rientro dalle vacanze, un “tagliando prevenzione IST”?










