Un futuro senza industria ? Inimmaginabile. Parte da qui, dal ruolo cruciale della manifattura per innovazione, investimenti e lavoro il ragionamento di Alvise Biffi all’assemblea annuale di Assolombarda, prima territoriale di Confindustria con oltre 7mila aziende associate.
Ragionamento ampio quello svolto a Milano davanti agli imprenditori, al premier Giorgia Meloni e al presidente di Confindustria Emanuele Orsini, relazione che guarda alle prospettive, alle opportunità generate dalle nuove tecnologie e agli spazi potenziali che si aprono per il nostro saper fare, accantonando la sequenza di lamentele che spesso caratterizza assise analoghe, tra critiche all’Europa, alla nostra burocrazia, al Fisco, ai limiti del sistema-Paese.
Qui invece si guarda oltre, alle prospettive del Paese, alle possibilità esistenti, in sintesi: alle cose da fare. E se è vero che l’industria rappresenta un pilastro fondamentale per occupazione e ricchezza, il nodo da sciogliere – spiega Biffi – è quello della crescita. Se ripensare l’industria era il motto dello scorso anno, oggi occorre un passo in più, da Rethinking Industry a Rising Industry.
E anche se oggi le percentuali del Paese in termini di Pil si spostano leggermente verso l’alto, nell’ordine di un punto, dunque oltre il mero “zero virgola”, è bene ricordare che i paesi con cui ci si è confrontati in questi mesi nelle missioni estere (Usa, Mercosur, Emirati) presentano valori anche doppi. Ciò che facciamo, quindi, «è ancora troppo poco e non possiamo abituarci»
La risposta
Via principale per accelerare è quella del rilancio della produttività, strada maestra da percorrere per creare benessere diffuso a partire dai salari. «Questa – spiega Biffi – deve diventare la questione di politica industriale centrale del nostro tempo».



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