«Se vogliamo continuare ad essere competitivi nel mondo – sintetizza il presidente dell’Ice Matteo Zoppas – c’è un solo treno che sta passando, quello dell’intelligenza artificiale, treno che dobbiamo prendere ora. Utilizzando i nuovi strumenti per cogliere nuove opportunità, amplificando la creatività del Made in Italy». Pilastro principale della strategia è lo sfruttamento dei punti di forza del nostro sistema industriale. Perché se dal lato degli sviluppi in termini di modelli e piattaforme la supremazia di Usa e in seconda battuta Cina è evidente, è nell’applicazione concreta di queste metodiche che l’Italia può giocare un ruolo di primo piano.
La capacità manifatturiera integrata con una nuova intelligenza – questa la scommessa – può diventare così un asset formidabile per rilanciare il nostro ruolo sui mercati globali e attrarre investimenti che guardino all’Italia come piattaforma produttiva evoluta. Obiettivi raggiungibili se le nostre aziende saranno in grado di attraversare il guado: passando dall’AI generativa a quella integrata nei processi decisionali e operativi. «Il vantaggio italiano – aggiunge il presidente di Made Competence center Marco Taisch – non è l’algoritmo ma il saper fare. È in questo passaggio dal progetto pilota all’industrializzazione che Made metterà a disposizione della nuova Zis la propria esperienza. Partendo da ciò che sappiamo fare: dalla nostra fabbrica dimostrativa, dove le aziende possono vedere in azione le tecnologie prima ancora di investire; dagli ambienti di sperimentazione protetti, dai percorsi di formazione costruiti sui fabbisogni delle imprese». Nell’evento di ieri, svolto in Assolombarda, protagoniste sono state proprio le imprese, italiane e non solo, realtà (si vedano articoli a lato in pagina) che hanno esposto le esperienze di Physical AI sviluppate: tra robot saldatori e consegne hi tech dell’ultimo miglio, linee robotizzate per biofarmaci, droni in grado di mappare i progressi di un cantiere. Non un futuro possibile, ma uno spicchio già ben visibile di “presente”. «La Physical AI – conclude Biffi – è centrale per la nostra industria e sviluppando questo asset possiamo attrarre capitali e talenti: perché i giovani, in genere, decidono di andare là dove si crea il futuro».
Le storie d’impresa/1: Fincantieri
Anche in un settore in apparenza maturo, come quello della cantieristica navale, la Physical AI entra nei processi quotidiani, come testimonia l’esperienza di Fincantieri, che al tema dell’automazione avanzata e dell’innovazione industriale ha dedicato un piano ad hoc (Boost) da 100 milioni e un centro di eccellenza da 20 persone. Le esperienze operative, in cui l’AI entra in gioco, in primis nella fase di apprendimento delle macchine, vedono ad esempio i robot utilizzati per verificare lo stato di avanzamento dei cantieri, mappando e segnalando le modifiche di ogni punto della nave rispetto alla rilevazione precedente, schema già operativo nel sito di Monfalcone. Vi sono poi rover che in autonomia trasportano il materiale nei siti e droni che tramite computer vision verificano i giunti di saldature. Attività che già ora sono realizzate utilizzando Cobot e in prospettiva (primi test a Sestri Levante nel 2027) umanoidi.
«L’Ai – spiega l’ad e direttore generale di Fincantieri Pierroberto Folgiero – è una leva chiave per la trasformazione della cantieristica e per la competitività della nostra industria. Portarla nel mondo fisico significa accompagnare l’evoluzione dei processi industriali attraverso una sempre maggiore integrazione tra tecnologia, robotica e competenze. È un percorso che aumenta la produttività, migliora l’efficienza e valorizza il know-how industriale, rafforzando la capacità della manifattura di affrontare le sfide di un contesto in continua evoluzione».
Le storie d’impresa/2: Coco Robotics
Non in un garage, questa volta ma in uno studentato. Poco cambia tuttavia, perché il percorso avviato dal basso di Coco Robotics conferma la vitalità del sistema di start up made in Usa, dove l’idea spesso riesce a scalare verso l’alto in modo rapido. Realtà fondata sei anni fa in California da Zach Rash e Brad Squicciarini, all’epoca due neolaureati della Ucla appassionati di tecnologia per la guida autonoma.











