Il freddo rigido sull’Italia potrebbe arrivare già la prossima settimana, nei primi giorni di novembre. Ma attenzione, perché non se ne ha ancora la certezza assoluta: bisognerà monitorare l’evoluzione del vortice polare stratosferico.
Che cos’è il vortice polare e lo stratwarming
Inverno, Artico. Una grande circolazione di venti occidentali gira da ovest verso est attorno alle regioni polari: è il vortice polare stratosferico, che si muove all’interno della stratosfera – lo strato atmosferico dove si sviluppa la maggior parte delle condizioni climatiche che si sperimentano al suolo –. Questo vortice, quando è compatto, contribuisce a mantenere l’aria più fredda nelle alte latitudini, cioè le zone vicine ai poli. Se però il vortice polare viene disturbato, la circolazione dei venti può variare – rallentando, spostandosi o perdendo la propria forma –. E ciò potrebbe accadere già nei primi giorni di novembre: le ultime proiezioni del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (Ecmwf) mostrano un forte rallentamento dei venti, prossimi al crollo, e anche una loro possibile inversione, con il ritorno di venti orientali. Il fenomeno in atto prende il nome di “stratwarming” e consiste in un riscaldamento rapido – superiore a 25°C in una settimana – della stratosfera polare che può indebolire, deformare o persino dividere il vortice polare.
La precocità
Le previsioni indicano che l’evento atmosferico potrebbe verificarsi già nei primi dieci giorni di novembre, con una data approssimativa del 4 novembre. Se le proiezioni si confermassero, sarebbe la prima volta che succede così presto. Finora, infatti, un riscaldamento stratosferico di questa portata non è mai stato registrato prima del 28 novembre. L’evento, comunque, viene riconosciuto soltanto quando i dati atmosferici osservati soddisfano i criteri usati per identificarlo: condizione che, attualmente, non è soddisfatta.
Che cosa significa per l’Italia e per l’Europa
L’indebolirsi del vortice polare può, in alcuni casi, favorire la discesa di aria fredda verso parti dell’Europa, dell’Asia o del Nord America. Questa però non è una conseguenza immediata e nemmeno automatica: tra lo stratwarming in quota e un eventuale cambiamento del tempo al suolo possono trascorrere una o più settimane, premesso che il fenomeno non resti confinato in quota.
Perciò non è corretto tradurre automaticamente un’inversione dei venti in una previsione di gelo o neve per l’Italia e per l’Europa. Il tasso di incertezza è molto elevato: alcuni eventi sono seguiti da episodi freddi marcati, altri hanno effetti modesti o diversi da una regione all’altra. Bisogna anche tener conto della stagione: all’inizio di novembre il continente e l’aria artica non hanno ancora accumulato il raffreddamento tipico della parte centrale dell’inverno. Perciò si parla di un freddo non paragonabile ai grandi episodi di gennaio o febbraio.









